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A cinque anni dalla elezione di Papa Ratzinger

Il pontificato di Benedetto XVI nel giudizio del teologo Leonardo Boff

Intervista a cura di José Maria Mayrink*

Come analizza il pontificato di Benedetto XVI?

È un pontificato caratterizzato da gesti di conflitto e disunione: con i musulmani, con gli Ebrei, con le Chiese non cattoliche, con i seguaci di Lefebvre, con l'introduzione della messa in latino, con le donne, con gli omosessuali e attualmente con il problema dei pedofili. Voglio cioè dire che ha commesso diversi errori nella conduzione della Chiesa.
Un professore come lui, di teologia accademica, abituato ad insegnare in un’università Statale
tedesca, dove io l'ho ascoltato, non è tagliato per dirigere, coordinare e animare una comunità di oltre un miliardo di persone. Non è riuscito a smettere di essere un professore e non ha mai veramente cominciato ad essere pienamente un pastore. Gli manca quasi tutto, specialmente il carisma.


Le denunce di pedofilia causano un danno irreparabile per l'immagine della Chiesa?

La pedofilia è sempre esistita nel clero, anche se era stata resa invisibile. La Chiesa la considerava solo come un peccato e non la considerava invece come un delitto. In una visione di questo tipo si riesce a vedere solo il peccatore. Considerando le cose invece dal punto di vista di un delitto si riesce a vedere anche la vittima. Il delitto è un crimine che deve esser portato davanti ai tribunali. Questo la Chiesa non lo ha voluto fare, nella fallce idea di preservare il suo buon nome. Si tratta di un atteggiamento farisaico e carente dal punto di vista della misericordia e della giustizia per le vittime. L'opinione pubblica mondiale e i vari processi negli Stati Uniti, che hanno evidenziato questa mancanza, hanno portato la Chiesa a dover accettare, molto a malincuore, la criminalizzazione della pedofilia. E questo, alla fine, ha demoralizzato enormemente l'istituzione. A poco servono la richiesta di perdono e l'offerta di preghiere. Sono necessarie profonde trasformazioni nella disciplina e nella formazione dei candidati al sacerdozio.

È corretto il modo in cui la Chiesa, e il Papa in particolare, affrontano questo problema?

Il Vaticano e i vescovi cercano, in generale, di dissociare il tema del celibato da quello della pedofilia. Il problema di fondo resta, a mio avviso, quello della sessualità e di come è affrontata nei
seminari e nella vita concreta dei preti. La sessualità, come hanno dimostrato Freud, Foucault e Ricoeur, ha una natura vulcanica. Non basta la ragione per integrarla nel complesso della vita umana. Ora, la pedofilia é un comportamento anomalo, collegato a una sessualità male integrata.
Questo è quello che il Vaticano non vede, ma che prima o poi sarà obbligato a vedere. Continua a voler mantenere il celibato fuori da ogni discussione. La Chiesa ha le sue ragioni: il celibato è un fattore decisivo per l'attuale tipo di struttura della Chiesa, che è una società religiosa totale, autoritaria, centralizzata e monosessuale (solo gli uomini contano nel servizio ecclesiale). Per la Chiesa è comodo avere persone totalmente disponibili che le consegnano tutto, vita, affetti, famiglia, per servire le sue volontà, pur non sempre le persone più adatte ad affrontare questioni importanti per la maggior parte dell’umanità quali quella dei contraccettivi, dell’aids e altro ancora.


L'onda degli scandali porterà la Chiesa a cambiare posizione su queste temi?

Per quanti scandali possano scoppiare, difficilmente la gerarchia della Chiesa cambierà posizione. Essa è ostaggio di una dottrina che ha formulato senza alcun dialogo con la comunità cristiana e senza fondamentali discussioni con la comunità scientifica. Il fatto che la Chiesa istituzionale abbia collocato al centro della sua struttura il potere sacro (sacra potestas), è la conseguenza di una logica di potere, e tutto questo chiude porte e finestre all'amore, alla solidarietà, alla comprensione cordiale e alla compassione. Non a caso, proprio l’attuale papa ha scritto un’enciclica sull'amore senza dimostrare il benché minimo segno d’amore.

* intervista pubblicata dal giornale O Estado de S.Paulo il 20 aprile 2010. La traduzione è stata curata da Antonio Lupo e rivista dalla nostra redazione.

 

 
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