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Da aprile in vigore nuove regole

Israele prepara la deportazione di massa dei palestinesi

di Amira Hass*

L'11 aprile 2010 l'Agenzia France Presse (AFP) segnala che un nuovo ordine dell'esercito per impedire le infiltrazioni entra in vigore martedì 12 aprile. L'ordine potrebbe permettere l'espulsione o l'arresto di decine di migliaia di Palestinesi che soggiornano in Cisgiordania, afferma domenica il quotidiano Haaretz. L'esercito israeliano ha confermato che sono stati pubblicati alcuni "emendamenti all'ordine per impedire le infiltrazioni". Come al solito, se ne minimizza la portata. Di seguito troverete l'articolo di Amira Hass apparso nel quotidiano Haaretz. (Red).


Quando la legge sarà effettiva, decine di migliaia di Palestinesi saranno trattati come dei criminali passibili di pene severe.
Se ci basiamo sull'azione dell'Alto comando per la sicurezza nel corso degli ultimi dieci anni, i primi Palestinesi che saranno presi di mira con le nuove regole sono quelli la cui carta d'identità reca un indirizzo della striscia di Gaza - cioè persone che sono nate a Gaza o i loro figli, nati in Cisgiordania - o quelli che sono nati in Cisgiordania o all'estero e che per differenti ragioni hanno perso il proprio statuto di residente. Saranno presi di mira anche i congiunti (di Palestinesi) nati all'estero.
Finora le corti di giustizia israeliane hanno impedito solo occasionalmente l'espulsione di questi tre gruppi di persone dalla Cisgiordania. Tuttavia, la nuova regolamentazione colloca tutte queste persone sotto la sola giurisdizione dell'esercito israeliano.
La nuova regolamentazione stabilisce che una persona entrata in Cisgiordania illegalmente è un "agente infiltrato", oltre che "una persona che non possiede un permesso di soggiorno in regola". Questo regolamento riprende la definizione del termine "agente infiltrato" elaborata nel 1969 e la spinge all'estremo, visto che il termine si applicava inizialmente a coloro che entravano illegalmente in Israele, ma provenienti da paesi allora classificati come nemici: la Giordania, l'Egitto, il Libano e la Siria.
I termini di questa legge sono allo stesso tempo generali e ambigui e fanno sì che il termine di "agente infiltrato" sia anche applicato ai Palestinesi residenti a Gerusalemme, ai cittadini di altri paesi che con Israele hanno buone relazioni (come gli Stati Uniti) e a dei cittadini israeliani, siano essi arabi o ebrei. Tutto dipende dalla valutazione del comando militare israeliano sul terreno.

Le nuove regole hanno come obiettivo la repressione dell'opposizione in Cisgiordania

Il Centro per la difesa dell'Individuo "Il focolare" è stata la prima organizzazione dei diritti dell'uomo ad allertare l'opinione pubblica contro questa regolamentazione, firmata sei mesi fa da Gadi Shammi. All'epoca, questi era comandante in capo delle forze di Giudea e Samaria dell'esercito israeliano.
Due settimane fa, la direttrice di questo centro, Dalia Kerstein, ha domandato a Avi Mizhai, del Comando centrale (GOC, creato nel 1998 e che riunisce tutte le forze terrestri dell'esercito israeliano) di posticipare l'applicazione di questa legge a causa del suo "impatto drammatico sui diritti umani di un numero importante di persone".
Secondo i termini della legge "una persona è sospettata di essere un agente infiltrato se essa si trova in un luogo dato senza documento o permesso che ne attesti il diritto di trovarvisi senza dover giustificare la sua presenza". Un tale documento, dice la legge, deve essere rilasciata dal comandante in capo delle forze israeliane di Giudea e Samaria o un suo rappresentante.
Non è tuttavia precisato se i permessi in questione sono quelli che sono utilizzati oggi o se si tratta di nuovi permessi, che dovranno essere rilasciati in un secondo tempo. Il testo non precisa nemmeno lo statuto degli abitanti della Cisgiordania che hanno una carta di residente e che addirittura ignorano l'Autorità Palestinese e gli accordi firmati con essa e con l'OLP.
La legge stabilisce che se un comandante in capo scopre un agente infiltrato che si sia di recentemente introdotto in un certo luogo, allora ne può "ordinare la deportazione entro le 72 ore dall'emissione dell'ordine di deportazione, a condizione che la persona sia deportata verso il paese o la regione di provenienza". La legge permette anche di giudicare le persone sospettate d'infiltrazione e di condannarle a pene di prigione che possono andare fino a sette anni. Gli individui in condizione di provare che sono entrati legalmente in Cisgiordania - ma che non hanno i documenti necessari per restarvi - saranno pure giudicati e condannati a delle pene di prigione fino a tre anni. Secondo la legge attuale, i residenti illegali sono punibili con un anno di prigione.
La nuova regolamentazione permette anche al comandante in capo dell'esercito israeliano del settore di esigere che "l'agente infiltrato" paghi il prezzo della propria detenzione, sorveglianza ed espulsione, nel limite di 7500 Shekels (circa 2000 franchi).
Attualmente, i Palestinesi hanno bisogno di permessi speciali per accedere alle zone nelle vicinanze del Muro di sicurezza, anche se vi si trova la loro casa. Inoltre da molto tempo ai Palestinesi è vietato soggiornare nella Valle del Giordano, salvo autorizzazioni speciali. Fino al 2009, i Palestinesi di Gerusalemme-Est dovevano avere un permesso per entrare nella zona A, quella sotto controllo dell'Autorità Palestinese.
Il timore che i Palestinesi domiciliati a Gaza siano i primi colpiti da questa legge si fonda sulle misure che Israele ha preso in questi ultimi anni per restringere i diritti di vivere, lavorare, studiare e anche di venire in visita in Cisgiordania. Queste misure violano gli accordi di Oslo.
In seguito a un ordine del comandante in capo della Cisgiordania, che non ha alcuna basa legale, dal 2007 i Palestinesi domiciliati a Gaza devono domandare un permesso per soggiornare in Cisgiordania. Dal 2000, sono considerati come clandestini, esattamente come se venissero da un paese straniero. Molti tra loro sono stati deportati a Gaza, compresi quelli che sono nati in Cisgiordania.
Le persone che soffriranno di più per queste nuove regole sono i Palestinesi venuti ad installarsi in Cisgiordania in virtù della legge sulla riunione delle famiglie, prima che Israele cessasse di applicarla, qualche anno fa.
Nel 2007, in seguito all'istanza del Centro per i diritti dell'uomo "Il focolare", e per compiere un gesto in direzione di Mahmoud Abbas, il Presidente dell'Autorità Palestinese, decine di migliaia di persone hanno ricevuto permessi di soggiorno palestinesi. L'Autorità Palestinese ha distribuito i documenti, ma Israele ha conservato l'esclusivo controllo sulla scelta dei beneficiari. E migliaia di Palestinesi, tra cui molti non sono cittadini di nessun altro paese, restano sempre dei "residenti illegali".
Questa nuova legge è l'ultimo passo del governo israeliano nel processo che mira ad obbligare i Palestinesi a possedere un permesso; una legge che ridurrà inoltre la libertà di movimento e di residenza che le carte d'identità palestinesi attuali ancora danno. La nuova regolamentazione è particolarmente devastante perché autorizza degli atti criminali e l'espulsione massiccia di Palestinesi dalla loro case.

* Amira Hass scrive per il quotidiano israeliano Haaretz, tra gli altri: ha vissuto a Gaza, attualmente vive in Cisgiordania. Ha pubblicato in francese "Correspondante à Ramallah: 1997-2003", Editions de La Fabrique, 2004. Questo articolo, pubblicato l'11 aprile 2010, è apparso sul sito alencontre. La traduzione italiana è stata curata dalla redazione di Solidarietà.

 

 
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