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La crisi sindacale in tutta la sua evidenza
Gianni Frizzo sul primo di maggio: 'Solo slogan'
a cura della redazione di Ticinonews
Riportiamo qui di seguito la breve intervista che Gianni Frizzo ha rilasciato a Joe Pieracci per Ticinonews lo scorso 2 maggio (Red).
Secondo il leader delle Officine i lavoratori stanno perdendo la fiducia in chi li dovrebbe rappresentare
Non c'era nessuno striscione delle Officine di Bellinzona, al primo maggio festeggiato sabato a Lugano. Non c'era il gruppo. E nemmeno il suo leader: Gianni Frizzo. Ed è un'assenza che è saltata subito all'occhio. Vuole dire qualcosa? "Bisogna comunque tener presente che Lugano non era l’unico luogo dove si svolgevano delle manifestazioni. Fatta questa premessa non posso naturalmente assumermi la responsabilità per tutti coloro che hanno scelto altre soluzioni. Quanto esprimo, è dunque un mio personale parere. Per quanto mi riguarda, ho scelto altrimenti e sebbene non ero presente fisicamente alla manifestazione, vi posso assicurare che anche la mia giornata di sabato è stata dedicata coerentemente a quello in cui fermamente credo da moltissimi anni. Dunque, per essere in linea con la sua domanda, non vuol dire assolutamente nulla, ognuno per l’occasione è libero di manifestare come meglio crede il suo dissenso per questo degrado sociale. Indipendentemente di chi era presente sabato, sono del parere che apparire è importante ma non basta. Gli slogan contro i disagi sociali: licenziamenti; precariato; contro i manager e i loro super bonus vanno bene solo se si riesce veramente a mettere in campo una quotidiana resistenza, per esempio nel momento in cui si negoziano contratti collettivi di lavoro che migliorino, di fatto, le condizioni delle lavoratrici e dei lavoratori".
Meno slogan e più sostanza, dunque. Ma come?
"Mi sono illuso che, a partire dal 2008 (con l’esperienza di lotta alle Officine), il 1° maggio non doveva più essere solo un occasione per fare un bilancio dei peggioramenti avvenuti anno dopo anno - che sta a dimostrare l’incapacità sindacale nel saper efficacemente contrastare la controparte - ma soprattutto doveva essere motivo d’orgoglio per elencare ciò che alla controparte non abbiamo permesso di concretizzare e per presentare concretamente nuovi metodi di lotta per contrastare convenientemente gli altri attacchi che si prospettano all’indirizzo delle classi sociali più deboli”.
E invece?
"Invece si sentono numerosi slogan, che risultano, visti i risultati, essere fini a se stessi e vanno a finire, come tanti altri documenti programmatici, nel dimenticatoio senza riuscire a concretizzare nulla dei loro contenuti. E sa questo cosa vuole dire?"
Cosa?
"Si perde concretamente la fiducia verso coloro che ti “dovrebbero” rappresentare. Quest’ultimi, si permettono inoltre di negoziare degli accordi con il padronato che privano di fatto i lavoratori di qualsiasi difesa negando pure loro la necessaria considerazione anche per quanto riguarda la legittimità nel condurre le trattative. Sarebbe ora più che mai opportuno che i negoziati siano condotti dai diretti interessati e non permettere che sia unicamente un affare tra vertici sindacali e padronali. Dunque un 1° maggio orientato alle conquiste dando voce ai veri protagonisti e non una semplice sfilata di talune personalità o addetti ai lavori che “devono” assolutamente marcar presenza. Prendendo seriamente in considerazione la prima domanda non vorrei entrar a far parte di quest’ultimi. Un messaggio di profonda stima a tutti coloro che credono nella giustizia sociale e di solidarietà alle persone che stanno pagando da anni a caro prezzo le conseguenze di una politica socialmente insostenibile".
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