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Il piano di austerità imposto da FMI e Unione Europea

La punizione inflitta ai Greci

di Martine Orange*

Pubblichiamo questo articolo che contiene alcune informazioni e considerazioni interessanti e utili per valutare il cosiddetto piano di “solidarietà con la Grecia”, presentato ad Atene domenica 2 maggio 2010 dal Primo ministro “socialista” Georges Papandreou.(Red)

Più che un piano di salvataggio accordato dall'Europa in nome della solidarietà, il programma presentato domenica dall'Unione Europea (UE) e dal Fondo Monetario Internazionale sembra piuttosto un atto punitivo contro i Greci. Angela Merkel non lo nasconde: l'aiuto accordato dalla Germania alla Grecia è accompagnato da condizioni tali che la lezione servirà da avvertimento per tutti gli altri stati, che hanno dimenticato il rigore di Maastricht: “Prenderanno coscienza del fatto che il cammino imposto alla Grecia, con le condizioni rigide dell'FMI, non è facile; faranno quindi di tutto per evitare tutto ciò” dichiara in un’intervista rilasciata al giornale popolare “Bild am Sonntag”.
E riecco il grande FMI. Per coloro che sostenevano che l'organismo internazionale era cosciente dei disastri creati in Africa e in America del Sud e che di conseguenza avrebbe cambiato politica, il piano d'azione per la Grecia smentisce in pieno questo pronostico. Vi figurano tutte le vecchie ricette liberali: smantellamento della protezione sociale, diminuzione dei salari, privatizzazione, fiscalità sul consumo. Il tutto con l'avallo dall'Unione Europea.
Messo con le spalle al muro, il primo ministro greco, Georges Papandreou, ha dovuto accettare. Quale controparte per un aiuto da 100 a 130 miliardi di euro sull'arco di tre anni, di cui 45 miliardi entro quest'anno, al paese viene imposto un piano di austerità senza precedenti. Lo Stato si impegna a realizzare 30 miliardi di euro di risparmio sull'arco di tre anni per riportare il debito pubblico, ora al 13,6% del PIL, sotto la soglia europea del 3 % entro il 2014. “Sono sacrifici duri ma necessari (…) senza i quali la Grecia farebbe fallimento”, oppure “evitare il fallimento è la linea rossa nazionale” ribadisce il primo ministro greco.
Ma, è poi così sicuro che la Grecia, con questo piano, eviterà il fallimento? Tutto il programma è ingiusto socialmente e pericoloso economicamente. Addossa la maggior parte degli sforzi ai salariati e allo smantellamento delle regolamentazioni sociali. L'età minima del pensionamento sarà ormai fissata a 60 anni. I contributi in futuro dovranno essere versati non più per 37 anni ma per 40 e le prestazioni calcolate non più rispetto all’ultimo salario, ma sull’insieme dei salari percepiti durante tutta l’attività lavorativa. Verranno congelati i salari e le pensioni dei funzionari pubblici, saranno ridotte o soppresse tutte le indennità. Il versamento della 13ma e 14ma mensilità, che corrispondono – secondo il nostro uso - al pagamento delle vacanze e della tredicesima, saranno soppressi per tutti i salari al di sopra dei 3’000 euro. Per i salari inferiori a questo limite verrà elargito un risarcimento forfettario di 1'000 euro.
Nel settore privato, verrà instaurato un nuovo salario minimo per i giovani e i disoccupati di lunga durata, una sorta di CPI (Contratto di primo impiego per i minori di 26 anni) con l'esonero dei contributi padronali per la durata di tre anni e la possibilità di licenziamento senza motivo durante il periodo di “consolidamento”: Il CPI proposto nel 2006 anche dal Governo Chirac è stato ritirato in seguito alla mobilitazione dei giovani. La legge sui licenziamenti, che proibisce a ogni impresa di licenziare più del 2% dei propri salariati, verrà alleggerita. Le indennità di disoccupazione verranno ridotte.

Deflagrazione economica

Per quanto riguarda le spese, l'insieme degli investimenti pubblici verrà ridotto. Ma anche qui, le riduzioni toccheranno maggiormente le prestazioni sociali (educazione, ospedali) e non la difesa. Naturalmente, l'FMI e l'Europa hanno preteso le privatizzazioni principalmente nell'ambito dei trasporti e dell'energia (1). E veniamo al fronte delle entrate: l'IVA, cioè la tassa che colpisce ciecamente tutte la popolazione, è chiamata in soccorso. Verrà portata dal 21 al 23% sull'alcool, il tabacco e i carburanti. Per contro, nessuna imposta sul reddito, nulla sul patrimonio e sugli esoneri immensi di cui beneficia la chiesa ortodossa greca, nulla sulla frode e l'evasione fiscale (2), piaga endemica della Grecia. Ufficialmente in Grecia, i funzionari e gli operai, i cui salari sono dichiarati, guadagnano più dei medici, dei farmacisti e dei banchieri.
All'ingiustizia di questo programma si potrebbe aggiungere il rischio di una deflagrazione economica. Nei paesi in cui l'FMI ha imposto una purga di questa portata, l'austerità è stata affiancata da uno sbocco finanziario: la moneta è stata svalutata, alleggerendo d'un sol colpo il carico dei debiti, ed alcune volte l'indebitamento è stato rinegoziato. Ciò ha permesso non tanto di alleggerire il carico imposto alle popolazioni, ma di preservare almeno qualche capacità di ripresa dell'economia del paese.
Ora, nulla di tutto ciò. La Grecia, rimanendo nell'euro, non può svalutare o giocare su questi tassi di interesse. Quanto all’ipotesi di una eventuale ristrutturazione del debito, l'Europa ha già fatto sapere che “questa non è un'opzione”. Non entra in ordine di conto chiedere sacrifici al mondo finanziario: gli istituti finanziari europei svolgono un grande ruolo in Grecia (3). Detengono circa i due terzi del debito pubblico greco, stimato a 300 miliardi di euro. Ogni rinegoziazione dell'indebitamento comporterebbe perdite per le banche europee.
Ma c'è ancora di peggio. Non solamente non verranno ridotti i vecchi debiti, ma l'Europa farà pagare il suo aiuto a caro prezzo. Si toccano qui i limiti del malfunzionamento della zona euro. Il trattato di Maastricht proibisce alla Banca centrale europea (BCE) di fare direttamente prestiti alla Grecia; saranno quindi i paesi della zona euro che, uno per uno, le presteranno soldi. Questi prestiti bilaterali saranno realizzati attorno al 5% (4). Come sottolineato elegantemente dalla ministra delle finanze francese, Christine Lagarde, in un'intervista apparsa sul Journal du dimanche del 26 aprile: “Questo prestito non costerà nulla ai contribuenti francesi. Anzi, ci frutterà circa 150 milioni di euro l'anno”

Recessione prolungata

Alle banche frutterà ancora di più. Saranno loro che concederanno i prestiti agli Stati della zona euro a tasso di mercato, dopo essersi finanziate all’1% presso la BCE. E così, le banche e gli Stati faranno soldi sul quasi fallimento greco. A questo prezzo, la parola solidarietà ha ancora un senso nell'UE?
Già molti analisti pensano che la Greca non resisterà a tutti queste imposizioni. Il programma di rigore, accompagnato da un aumento della fiscalità sul consumo, rischia di far sprofondare il paese in una recessione prolungata. Il ministro delle finanze, Georges Papaconstantinou, già la sera di domenica 2 maggio, ha dichiarato che il programma di austerità imposto dall'Unione europea avrebbe minato la crescita futura.
Secondo le sue previsioni, la recessione non sarà del 2 % del PIL, come previsto in precedenza, ma del 4% quest'anno e del 2,6% nel 2011. O meglio, prevede che: “Noi saremo in recessione nei prossimi anni, ciò significa che dovremo correre ancora più velocemente per ridurre il deficit”.
Più recessione, più risparmi, più disoccupazione, meno entrate fiscali e confrontati con le imposizioni del debito che graveranno sempre più pesantemente: una miscela esplosiva. “L'indebitamento diventerà molto presto insopportabile” prevedeva Nouriel Roubini, che preconizzava una ristrutturazione rapida del debito prima che la situazione diventi incontrollabile. Evidentemente l'avvertimento è stato ignorato.
Dopo aver ignorato per anni il declino greco, l'Europa, trascinata dalla Germania, pensa di riportare la Grecia alla virtù. Il suo piano potrebbe invece dare il via a un'implosione economica maggiore e ad ogni tipo di avventurismo politico.

*Articolo apparso sul sito Mediapart il 3 maggio 2010. La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà.

1. Il nuovo aeroporto costruito per i Giochi Olimpici 2004 é rimasto nelle mani della società tedesca Hochtief; i cantieri navali Hellenic sono passati sotto il controllo del gruppo ThyssenKrupp; OTE (Telecoms greche) sono di proprietà della Deutsche Telekom e Olympic Airways di Lufhansa. Scommettiamo che il capitale tedesco, con altri, aspira a qualche privatizzazione. (Red.)
2. ll settimanale Sonntag.ch, del 2 maggio 2010, ricordava (pag. 27) che i depositi – non dichiarati – delle fortune private greche nelle banche svizzere erano stimati a 36 miliardi di franchi. (Red.)
3. The Economist e altre fonti avevano stimato che le banche svizzere ed altri istituti di investimento elvetici erano in possesso di circa 60 miliardi del debito pubblico greco. La Banca Nazionale Svizzera (BNS) e La Banca dei regolamenti internazionali (BRI) hanno precisato dopo alcune richieste insistenti. Una grand parte di questa somma si trovava sui libri contabili di una banca greca con sede a Ginevra, che ha traslocato nel Lussemburgo (Tages-Anzeiger, 30 aprile 2010. pag. 9) (Red.)
4. Prestito ad interesse del 5% al momento in cui la recessione si prolungherà in Grecia – con un calo nel 2010 e 2011 al ca. 3,5% - non può che sfociare in un aumento del “peso del debito” e quindi ad un salasso ancora maggiore sui/sulle salariati/e greci/che con il danno sociale che ne deriva. (Red.)


 

 
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