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Il piano di austerità imposto alla Grecia

Contro la tirannia dei finanzieri

(Testo di un volantino distribuito dai gruppi MPS di Ginevra e Losanna in occasione delle manifestazioni di solidarietà con i lavoratori greci).

Un'insegnante greca di 42 anni, madre di due bambini, riceve un salario di 1’120 euro al mese, pari a 1’601 franchi. Dal mese di marzo 2010 le è stato tolto un supplemento salariale di 208 euro (400 franchi) che riceveva per i suoi diplomi in lingue straniere. “Mi toglieranno anche le indennità che ricevo per i bambini”, dice, e conclude “Non ho vuotato io le casse dello Stato, perché dovrei riempirle?” Sindacalizzata, dichiara al quotidiano francese La Croix (4 maggio 2010) che “sciopererà il 5 maggio e anche in futuro, tutte le volte che sarà necessario”

Un universitario di Salonicco dice che suo figlio ha perso il lavoro in una società informatica: “ Gli hanno detto: se non accetti di lavorare per noi come lavoratore indipendente, ti licenziamo”. Cioè: “Tu lavori quando abbiamo bisogno, tutti gli obblighi sono a tuo carico. Non ci accolliamo nessun onere sociale” Un sistema che sta entrando in vigore in tutti i paesi europei, soprattutto in Portogallo, dove questi contratti vengono chiamati “recibo verde” (ricevuta verde). Il 25% circa dei Portoghesi sono “lavoratori indipendenti”. I datori di lavoro rifiutano di dar loro un vero contratto di lavoro e anche il settore pubblico funziona in questo modo.

In Grecia, sotto la guida del FMI (presieduto dal “socialista” Dominique Strauss-Kahn) e delle istanze dell'Unione Europea (UE) e del governo “socialista” di George Papandreou (PASOK) – l'offensiva brutale contro i salariati si inserisce nel quadro generale di una politica del Capitale che rende attuale la “guerra delle classi”.

Il 23 aprile 2010, l'economista della Banca Natixis, Patrick Artus scriveva: “In un periodo di crescita debole, questo aumento dei profitti delle imprese è dovuto più alla riduzione dei costi che all'aggiustamento della cifra d'affari. La domanda che gli investitori si pongono è se si potrà raggiungere un equilibrio economico duraturo di crescita modesta e di forti profitti con un aumento rapido di benefici per gli azionisti. È quanto già successo in Giappone e in Germania e che sembra ora prender piede in numerosi altri paesi. La questione centrale è il grado di sopportazione sociale e politica di un continuo mutamento della distribuzione dei redditi a scapito dei salari”.

Non si può essere più espliciti: l'attacco contro il deficit pubblico e il debito rappresenta una delle sfaccettature ed uno dei mezzi per aumentare il tasso di sfruttamento dei/delle salariati/e. In questo modo si assicura e si estende la redistribuzione della ricchezza prodotta a favore di una piccolo minoranza sociale dominante: una sorta di oligarchia finanziaria che detta le sue condizioni. Così il “voto dei mercati” - delle banche, delle assicurazioni, dei fondi di investimento – ha un peso cento volte più grande del “voto dei cittadini”.

Eric Chaney, capo economista del gruppo Axa (Assicurazione francese che ha assorbito la Winterthur), chiarisce cosa sono a suo giudizio le spese pubbliche: “le masse salariali dei funzionari e le spese sociali”. Con un solo vero problema: “l'accettazione politica e sociale” di questo aumento massiccio del tasso di sfruttamento! Laurence Boone, economista della Banca Barclay, lo spiega così, dopo l'imposizione dell'austerità brutale inflitta ai/alle salariati/e della Grecia: “Il vero banco di prova per i mercati sarà lo sciopero generale di mercoledì, la cui ampiezza mostrerà se il corpo sociale greco aderisce o rifiuta il piano di austerità”. (La Tribune, 4 maggio 2010)

E' quindi sul terreno dello scontro tra Capitale e Lavoro che viene misurata, da una parte, la possibilità di accumulare guadagni per gli “investitori” e, dall'altra, la capacità di controllare le condizioni sociali e politiche relative all’approfondimento dello sfruttamento.
I lavoratori e le lavoratrici della Grecia – e degli altri paesi europei – subiranno la cura dimagrante senza reagire? O si opporranno con sufficiente vigore per bloccare gli obiettivi che vogliono raggiungere il padronato, le banche, le assicurazioni, i fondi di investimento, cioè tutti coloro che si nascondono sotto il concetto generale di “mercati”? La posta in gioco si situa dunque su scala europea. In Portogallo e in Spagna si sta già applicando un'offensiva brutale simile a quella Grecia

Vista la disinformazione della stampa, è utile ricordare alcuni punti.
Quali sono gli elementi che formano un piano di austerità esemplare – che dovrà servire da “modello” per altri paesi – e che, in Grecia, è stato imposto ai salariati/e del settore pubblico e privato, ai senza lavoro e ai pensionati/e? Questo piano – deciso il 2 maggio 2010 – e che viene definito “di lacrime e di sangue” - prevede che:
• Per la durata di 5 anni, verranno congelati i salari e le pensioni dei funzionari pubblici.
• La diminuzione delle indennità (Natale e Pasqua) e della 13ma e 14ma equivalgono, per un salario mensile “pre rigore” di 1’200 euro nel pubblico (1’716 franchi) su 14 mesi, ad una perdita di 3’000 euro (4’290 franchi). Cioè il passaggio da un reddito annuale di 24'024 franchi a uno di19’734 franchi!
• Il tasso dell'IVA passa al 23%, dopo che in marzo era già salito dal 19 al 21%. Aumenta anche il tasso minimo (sui cosiddetti beni di prima necessità). Le tasse sul carburante – già delle più alte in Europa –, sul tabacco e sull'alcool aumenteranno del 10% per la seconda volta.
• I proprietari di una casa – sono l'80% della popolazione – si vedranno aumentare le imposte fondiarie.
• Entro il 2013, l'età legale di pensionamento per le donne verrà elevata a 65 anni (attualmente 60), come è per gli uomini. Viene già ventilato un aumento di questo limite a 67 anni. Per avere la pensione completa, anche se misera, bisognerà aver versato i contributi per 40 anni (oggi ne bastano 37). La 13ma e la 14ma mensilità sono soppresse, con la “compensazione” di 800 euro l'anno per quelle inferiori a 2’500 euro.
• Più importante ancora: l'ammontare della pensione verrà calcolato sulla base dell'insieme dei salari di tutta la vita attiva. A causa di una sempre più diffusa politica di “bassi salari per il primo impiego”, dell’aumento della disoccupazione e della prevedibile futura stagnazione dei salari, si andrà sicuramente incontro ad una diminuzione del valore delle future pensioni, valutata tra il 45 e il 58%.
• Le spese di funzionamento nei settori della salute e dell'educazione verranno ridotte di 1,5 miliardi di euro; cresceranno gli spazi per le cliniche e le scuole private e si accentuerà maggiormente la discriminazione sociale.
• Anche gli investimenti pubblici diminuiranno di 1,5 miliardi, aprendo ancor più le porte alle privatizzazioni nei settori decisivi, privatizzazioni di cui hanno già largamente approfittato, in particolare, le transnazionali tedesche.
• Verrà maggiormente indebolita la legislazione del lavoro per quanto riguarda i licenziamenti, il salario di assunzione per i giovani, ecc. Di norma le austerità brutali portano, a medio termine, ad un attacco contro i diritti sindacali.
• Le misure contro l'evasione fiscale non toccheranno i redditi più alti. Come “per miracolo” solo 5000 cittadini greci dichiarano un reddito annuale superiore a 100'000 euro (143'000 franchi). Non è una sorpresa visto che gli esperti stimano a 36 miliardi di franchi i fondi greci depositati “illegalmente” nelle banche svizzere (Sonntag.ch, 2 maggio 2010)
• Le spese per gli armamenti, però, (2'8% del PIL in Grecia, contro l'1,3% in Germania), non verranno toccate, perché il loro acquisto si concentrerà sulle armi di provenienza francese e tedesca.

Questo piano d'austerità, assurdamente denominato di “aiuto alla Grecia” - ha anche la funzione di prestar soccorso alle banche dell'UE. Di fatto, le banche francesi detengono 75,17 miliardi del debito greco; quelle tedesche 45 miliardi, le britanniche 15,8 miliardi. Se il 19 maggio 2010, la Grecia non potesse rimborsare il prestito di 8,09 miliardi giunto a scadenza, se ne sentirà la mancanza con perdite consistenti per le banche. I paesi dell'UE e l'FMI aiuteranno le banche a rimettersi in pari.
Queste ultime hanno anche impegni importanti con la Spagna: rispettivamente 219,6 miliardi, 237,9 e 114,13.Per servire le banche – già salvate nel 2008 – la Banca centrale europea (BCE) accetterà che vengano depositate presso di lei le obbligazioni greche anche se sono considerate “marce” dalle agenzie di valutazione. In cambio di questi depositi (collaterali) le banche potranno rifinanziarsi presso la BCE al tasso del 1%.
Una vera pacchia!

La mobilitazione dei lavoratori e delle lavoratrici di Grecia – che dovrebbe essere affiancata da quelle dei lavoratori e delle lavoratrici europei può proporre obiettivi alternativi.

• La sospensione del rimborso del debito pubblico
• Un'inchiesta pubblica che permetta di reperire la parte di debito legata ad operazioni fraudolente (esempio: Siemens ha riempito i portafogli dei dirigenti greci per l'esclusiva del sistema di sorveglianza in occasione dei Giochi olimpici 2004).
• Il rimpatrio fiscale dei grandi gruppi in Grecia, domiciliati nei paradisi fiscali esteri
• Lo scambio di informazioni sui fondi depositati in Svizzera
• La fine dei privilegi accordati a quel grande proprietario fondiario che è la Chiesa ortodossa.
Nella loro mobilitazione, i salariati e le salariate greche possono stabilire il “ruolino di marcia” per una mobilitazione sociale a livello europeo.

 

 
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