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L’iniziativa sindacale sul salario minimo

Un testo e un progetto poco convincenti

di Giuseppe Sergi

L'Unione Sindacale Svizzera (USS) ha deciso lunedì scorso il testo definitivo dell'iniziativa popolare per l'introduzione di un salario minimo che verrà lanciata in autunno. Il testo definitivo non è cambiato praticamente in nulla rispetto al progetto pubblicato un mese prima con l'intento di "discutere" nelle federazioni sindacali. In realtà di questo tema fondamentale i diretti interessati, i salariati e le salariate di questo paese, non ne hanno discusso. L'iniziativa è stata pensata all'interno di nuclei ristretti e di lì il dibattito, in questo breve lasso di tempo, non è uscito. Non ci risulta infatti che il testo dell'iniziativa sia stato in qualche modo oggetto di un'ampia consultazione sui luoghi di lavoro, nelle assemblee sindacali, persino nei comitati di sezioni e gruppi sindacali. La discussione si è svolta in seno alle strutture di vertice dei sindacati (comitati direttivi e comitati centrali). Un brutto modo per preparare il lancio di un'iniziativa, una strada che potrebbe riservare (non ci si illuda sulla "popolarità" astratta del tema) risultati sorprendenti (non in senso positivo) al momento della votazione. I dirigenti dell'USS e delle federazioni che la dirigono (a cominciare da Unia) sembrano non aver imparato proprio nulla dalle disastrose avventure nelle quali la loro insipienza ci ha cacciati e che hanno pregiudicato delle rivendicazioni per decenni. Basterebbe ricordare la miserabile figura fatta da Pedrina e soci con l'iniziativa sul tempo di lavoro…Tutti sappiamo come andò a finire.

Salario minimo e reddito

In Svizzera esiste un problema salariale. Ed è un problema che tocca non solo quei 400'000 lavoratori e lavoratrici che guadagnano meno di 45'000 franchi lordi all'anno e che l'iniziativa dell'USS ha indicato come obiettivo principale. Se ci limitiamo ad affrontare il tema in questi termini, la discussione sul salario minimo diventa una specie di discussione sui minimi sociali, correndo il pericolo di sovrapporsi ad un'altra discussione, quella sul reddito garantito. Ora, non vi sono dubbi che vi è un legame importante tra salario e reddito: ma si tratta di una discussione indiretta che poco ha a che vedere con la discussione sul salario minimo. Non foss'altro per la semplice ragione che discutendo di reddito minimo (nelle sue diverse accezioni e indipendentemente dall'accordo che si possa avere su tale rivendicazione) si prendono in considerazione tutti i cittadini e le cittadine; discutendo di salario minimo la discussione investe i lavoratori salariati, coloro che vendono la propria forza lavoro, e verte, in sostanza, sul rapporto capitale-lavoro.


Salario minimo e dumping salariale

Al di là quindi della necessità di dare una risposta sul tema del salario (che, come detto, va al di là dei lavoratori "malpagati") un'iniziativa sul salario minimo legale deve rispondere, oggi e in prospettiva, al tema dell'accresciuta concorrenzialità sul mercato del lavoro svizzero ed europeo, quello che viene indicato come il dumping salariale. Da questo punto di vista una disposizione legislativa deve vedere in prospettiva, partendo dall'idea che le attuali misure di protezione possano anche non essere più valide. Un solo esempio. Oggi la direttiva europea sui lavoratori distaccati "protegge" dal dumping salariale che potrebbe essere esercitato attraverso questa categoria di lavoratori. Ma sappiamo come questa direttiva stessa sia stata oggetto già di tentativi di rimessa in discussione (Bolkenstein).
Per questo la formulazione del testo deve essere la più inclusiva possibile. In questo senso deve essere tale da includere non solo tutti i tipi di rapporto di lavoro (a tempo indeterminato, determinato, parziale, ecc), ma anche tutti i rapporti di lavoro che si esercitano in Svizzera, indipendentemente dal luogo in cui il contratto di lavoro si è costituito. A nostro modo di vedere, in questa ottica, la formulazione del progetto di iniziativa è estremamente debole e non permetterebbe di porre le basi per combattere il dumping salariale. Pensiamo, per prendere un esempio tra i più discussi in questi ultimi due anni, alla questione dei lavoratori che vengono a lavorare alle dipendenze di aziende di lavoro interinale estere (frontaliere). La formulazione proposta non sembrerebbe risolvere i problemi non specificando che fondamentale è il luogo di esecuzione del lavoro e non il luogo in cui il contratto viene concluso.

Salario minimo legale e salari effettivi

Il problema che qui si pone è il rapporto tra il salario minimo proposto e quelli effettivamente percepiti dai lavoratori e dalla lavoratrici .
È evidente che se l'obiettivo è quello, indicato da più parti, di introdurre un sorta di complemento legislativo al sistema dei salari contrattuali o di rispondere al problema dei 400'000 lavoratori che ricevono un salario inferiore ai 45'000 fr. lordi annuali, un salario minimo come quello proposto nell'iniziativa va bene. A questo punto è tuttavia chiaro che l'iniziativa diventerà,come detto in apertura, una sorta di proposta per un "minimo sociale", una forma di aiuto ai redditi più bassi, in poche parole una proposta di "politica sociale". Una delle tante che, soprattutto in periodi pre-elettorali, sinistra social-liberale e sindacati ad essa legati sono abituati a fare nella speranza che porti voti (il presidente del PSS Levrat è stato più che esplicito a questo proposito). E diventerà una discussione di "politica sociale", forse interessante dal punto di vista politico generale, ma non certo interessante per tentare di costruire una campagna attorno alla questione del salario, dello sfruttamento, del rapporto capitale-lavoro. La stragrande maggioranza dei lavoratori guarderà a questa proposta e a questa campagna come a qualcosa che, tutto sommato, non li riguarda direttamente. E quindi la troverà poco degna di attenzione e di essere sostenuta.
La questione del livello del salario minimo proposto, a nostro avviso, non è quindi secondaria. Essa deve essere molto precisa e delineare un limite attorno al quale un parte cospicua dei salariati di questo paese possa (da più vicino o da un po' più lontano) riconoscersi. Per questo, ad esempio, un salario come quello proposto nell'iniziativa cantonale dell'MPS in Ticino (52'000 fr annuali; 4'000 x 13) implicava almeno la metà dei lavoratori e delle lavoratrici (in Ticino almeno un 40% dei salariati è sotto questo stipendio).
Con la proposta contenuta nel testo dell'iniziativa (22 fr. orari, il che equivale a 3'800 franchi per 12 mensilità, o, visto che i tre quarti dei salariati è abituata a ragionare su 13 mensilità, 3'500 franchi mensili lordi) il rischio forte, che è quasi una certezza, è che la discussione non implichi la stragrande maggioranza dei salariati, in particolare quelli dei grandi centri urbani svizzero-tedeschi, che si ritrovano comunque con livelli salariali superiori. Un salario mensile di 4'000 o 4'500 franchi per 13 mensilità avrebbe permesso di costruire questo rapporto. Abbiamo l'impressione che questo punto peserà fortemente non solo e non tanto sulla capacità di costruire una campagna di discussione con la maggioranza dei salariati (dubitiamo che nelle loro attuali condizioni le organizzazioni sindacali siano capaci e vogliano fare questo); ma peserà in modo decisivo sul risultato della votazione.

Deroghe e apprendisti

Il testo propone la possibilità di deroghe con una formula che ci pare troppo generica - cosa significa rapporti di lavoro "particolari"?- e che potrebbe aprire la via (se l'iniziativa per ipotesi dovesse essere accolta) ad un intervento parlamentare diverso da quello auspicato dagli iniziativisti nei loro commenti e nelle loro dichiarazioni (che valgono quelle che valgono, cioè nulla).
L'USS pensa, quando parla di deroghe, in particolare agli apprendisti, agli invalidi, agli stages e ad altri rapporti di lavoro particolari di questo genere.
Ma anche in questa prospettiva ci pare che si perda un'occasione per affrontare il tema del salario degli apprendisti che, ormai da decenni, non fa concreti passi avanti (anzi, anche qualcuno indietro).
Si tratta di circa 150'000 giovani lavoratori e lavoratrici che, come hanno dimostrato parecchie inchieste di natura diversa (sindacale compresa), sono in generale pagati molto male, anche negli anni terminali del loro apprendistato quando il loro rendimento non è più molto lontano da quello di lavoratori formati. D'altronde questo settore di lavoratori è sempre meno organizzato sindacalmente e le regolamentazioni contrattuali che regolano (in modo obbligatorio) il loro salario sono quasi del tutto inesistenti.
Non dobbiamo dimenticare che i contratti di apprendistato si configurano come veri e propri contratti di lavoro a tempo determinato. Non vi sono ragioni per escluderli da una regolamentazione sul salario minimo. Da notare inoltre che il salario medio degli apprendisti nell'ultimo anno non raggiunge, in nessuna regione della Svizzera, i 12'000 franchi annuali (meno di 1'000 franchi al mese). Una chiara situazione di supersfruttamento.


L'iniziativa dell'USS, per la dinamica - si fa per dire - che ha portato alla sua formulazione e per il testo stesso dell'iniziativa parte male. Non ci pare possa rappresentare uno strumento adeguato per costruire una campagna e una mobilitazione che possano sul serio permettere ai lavoratori e alle lavoratrici di resistere all'offensiva sociale (e salariale) che li stà investendo.

 

 
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