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La campagna referendaria dei giovani MPS nelle scuole medie superiori

I giovani si mobilitano contro la LADI

a cura della redazione di Solidarietà

Hanno distribuito centinaia e centinaia di volantini nelle principali scuole superiori del Cantone. Poi, in quasi tutte, hanno organizzato una serie di bancarelle per raccogliere le firme. Stiamo parlando della campagna condotta in queste ultime settimane dai giovani dell'MPS a sostegno del referendum contro la revisione della Legge sull'Assicurazione contro Disoccupazione (LADI) approvata a marzo dal Parlamento federale. Per capire modi, contenuti e prospettive di questa campagna, Solidarietà si è intrattenuta con loro. (Red).


Perché questa campagna nelle scuole medie superiori, tra gli studenti quindi, una popolazione che è ancora lontana dal lavoro, e che può solo in parte contribuire alla riuscita di un referendum?

Le ragioni sono evidenti se solo si presta un minimo di attenzione alle modificazioni legislative volute dal Parlamento. Tra le categorie più colpite da questa riforma vi sono sicuramente i giovani, sia coloro che non hanno mai lavorato e alla fine degli studi si trovano senza lavoro, sia coloro che hanno lavorato per qualche anno (ad esempio gli apprendisti) e si ritrovano comunque disoccupati.
Per queste categorie la revisione della LADI prevede grandi cambiamenti che hanno lo stesso segno: la diminuzione delle prestazioni con l'obiettivo di "spingere al lavoro" i giovani ritenuti poco propensi a lavorare. D'altronde immaginiamo che sarà questo uno dei contenuti della campagna dei sostenitori della revisione, una campagna contro i giovani e la loro volontà di "sacrificarsi". Come se le offerte di lavoro per un giovane fossero lì ad aspettarli ogni giorno sulla porta di casa. Sappiamo invece quanto sia difficile trovare lavoro (con o senza titoli di studio) o persino un posto di apprendistato.


Come avete organizzato la vostra campagna concretamente ?

Abbiamo fatto dapprima un volantinaggio nel quale abbiamo riassunto i punti principali della riforma che toccano i giovani. Si tratta, come detto, di modifiche molto pesanti. Ad esempio una è quella che prevede che d'ora in avanti di fatto qualsiasi tipo di lavoro offerto verrà considerato "adeguato" secondo le disposizioni di legge. E chi lo rifiuta, anche se rappresenta un passo indietro dal punto di vista della propria esperienza, della propria formazione e delle proprie qualifiche, verrà fortemente penalizzato. Vi è poi la diminuzione delle indennità che colpisce sia coloro che non hanno mai versato contributi perché non lavoravano prima di rimanere disoccupati (è il caso degli studenti sia delle scuole superiori che delle università), sia perché hanno meno di 25 anni (si tratta dei giovani lavoratori).
Dopo aver distribuito questi volantini con queste spiegazioni abbiamo organizzato bancarelle in alcune delle più importanti scuole medie superiori del cantone, raccogliendo firme tra gli studenti che hanno diritto di voto (si tratta in generale di una minoranza: alcuni di terza e quasi tutti quelli del quarto anno).


Quale è stata l'accoglienza da parte degli studenti?

Direi molto buona. C'è stato un interesse non solo tra coloro che potevano firmare, ma anche tra quelli più giovani, in ogni caso interessati dalla questione. E poi, abbiamo avuto l'impressione che quasi nessuno negli ultimi anni abbia pensato di andare anche nelle scuole in occasione di referendum o iniziative. E questo non solo e non tanto per le firme, ma per portare tra gli studenti questioni di politica generale. Ancor più necessario in questo caso visto che sono toccati personalmente.
È stata pure l'occasione per presentarci come giovani MPS, spiegando quello che facciamo (dandone così una dimostrazione concreta), le nostre idee, la nostra stessa concezione dell'attività politica.
Questa campagna ci ha inoltre permesso di capire come vivono questo momento molti studenti. Non solo sono abbastanza preoccupati per il futuro poiché si rendono conto che gli spazi occupazionali tendono a chiudersi, ma questa sorta di "accanimento" su di loro li preoccupa e un po' li indigna. Speriamo che l'indignazione cresca e si traduca in protesta politica…


Come sono andate le cose dal punto di vista delle firme…

Piuttosto bene. Abbiamo raccolto circa 400 firme che credo sia un buon risultato tenendo conto, come detto, che sono solo una piccola minoranza degli studenti ad aver diritto di voto e quindi firmare un referendum o un'iniziativa. Ma quello quantitativo, come detto, non era il nostro obiettivo principale. Volevamo soprattutto informare, far discutere, stringere contatti con gli studenti. E da questo punto di vista il risultato è stato senza dubbio positivo.

A fine settembre si vota. Come intendete continuate la vostra campagna?

Vorremmo produrre del materiale specifico rivolto ai giovani proprio sui temi in discussione attorno a questa votazione (e non solo limitatamente alla questione dell'indennità di disoccupazione) e distribuirlo massicciamente in occasione della votazione. Pensiamo in questa occasione di privilegiare maggiormente nel nostro intervento l'altra parte dei giovani colpiti da questa revisione, gli apprendisti. Una categoria sempre più sfruttata.

 

 
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