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Al di là della coppa del mondo di calcio
Il Sudafrica in rivolta
Peter Dwyer et Leo Zeilig*
Alla televisione ci giungono ormai quotidianamente le immagini dei Sudafricani e delle Sudafricane alle prese con le prime partite della Coppa del mondo; ma non quelle di coloro che costruiscono barricate perché una nuova ondata di manifestazioni e di scioperi attraversa il paese. In uno scenario che evoca l'apartheid, la polizia affronta i manifestanti e gli operai in sciopero a colpi di gas lacrimogeni, di proiettili in caucciù ed anche veri.
Queste manifestazioni arrivano dopo un solo anno dalle elezioni, nell'aprile 2009, di Jacob Zuma, considerato da molti, e in particolare dai sostenitori del potente Congresso dei sindacati sudafricani (COSATU) e dal Partito comunista (SACP) come il garante di un nuovo slancio per il governo ANC (African National Congress – l’organizzazione “storica” del movimento di liberazione sudafricano, solitamente alleato con il SACP e con il COSATU NdT) dopo 12 anni di politiche neoliberali. Ecco perché le recenti manifestazioni hanno destato la sorpresa dei commentatori politici che non comprendono il malcontento per un governo eletto con il 66% dei suffragi. Alla ricerca di alleviare la collera per servizi pubblici più efficienti, espressa durante le manifestazioni, il governo accusa “l'incompetenza dei municipali” e chiede tempo sufficiente per sostituire i consiglieri inefficienti e corrotti. Ha persino minacciato di mettere sotto controllo i municipi cosiddetti “deficitari”. Ma i manifestanti ritengono che la causa del mal funzionamento sia la corruzione all'interno dell'ANC. Le manifestazioni nelle township (Nel Sudafrica dell' apartheid, e ancora oggi, con questo termine si indicavano quelle aree urbane a ridosso delle aree metropolitane nelle quali abitavano esclusivamente cittadini non-bianchi, neri e indiani) NdT) coincidono con la recrudescenza degli scioperi nazionali di questi ultimi anni. Seguono lo sciopero di un mese del 2007, uno degli scioperi del settore pubblico più esteso e duraturo della storia del Sudafrica, con più di 700'000 scioperanti e 300'000 altri lavoratori per i quali scioperare era illegale ma che hanno partecipato ad altre forme di protesta. Nell'agosto 2008, un altro sciopero generale ha paralizzato l'economia - con la mobilitazione del COSATU contro l'aumento dei prezzi dei prodotti alimentari e del carburante, dopo quello del 2,75% dell'elettricità. Dall'inizio del 2009, in tutto il paese ci sono state 24 mobilitazioni importanti e i membri del governo ritengono che il numero dei e delle manifestanti supererà quest'anno quello del 2007 e del 2008.
Ricchezza per alcuni, povertà per (molti) altri
Anche se il Sudafrica è, tra i paesi africani, quello con la migliore situazione economica, non tutti ne beneficiano in maniera paritaria. Dalla fine degli anni 90, l'economia del paese è cresciuta annualmente del 6% e l'inflazione si è ridotta del 6 %, come in altre economie africane. Ma una politica neoliberale con un controllo severo delle spese e dei servizi pubblici, ha toccato in particolare i poveri perché la diminuzione delle imposte per i ricchi e per la classe media ha tolto risorse per le spese pubbliche. L'aumento di alcune voci del budget governativo non era causato da un cambiamento di fondo della politica macro-economica, ma dalla valorizzazione dell'efficienza fiscale. Questo tipo di “economie fiscali” - spiegano il COSATU ed altri – si effettuano a scapito degli aiuti a favore del mondo del lavoro. I governi ANC hanno trovato i soldi per riempire le tasche delle grandi imprese con miliardi di euro di riduzione di imposte e con le imposte sui benefici aziendali, ancora del 50% agli inizi degli anni '90 ed oggi ridotta al 30%. La crescita economica degli ultimi anni è legata alla crescita della domanda globale, principalmente in Cina, per i prodotti manifatturieri e le materie prime del Sudafrica. Come altrove nel mondo, ha coinciso con un boom finanziario e speculativo che ha portato ad un aumento del 400 % il prezzo degli immobili, - più alto che negli Stati Uniti ed in Irlanda. Mentre le infrastrutture sono state realizzate da partner pubblici-privati con un grande investimento di denaro in progetti turistici come gli stadi per la Coppa del Mondo di calcio ed una rete ferroviaria veloce per l'élite, che evita Soweto, tra Johannesburg e Pretoria, che servirà soprattutto agli spostamenti dei pendolari ricchi e della classe media. La proporzione delle persone sotto la soglia della povertà è diminuita dal 58% nel 2000 al 48% nel 2005 e molte famiglie hanno potuto usufruire dei programmi di riduzione della povertà. Ma molte famiglie e comunità restano nella miseria. Nel 2007, il 75% dei bambini neri vivano nella povertà: i bambini “di colore” erano il 43%, gli indiani il 14% e i bianchi il 5%. Il governo afferma di aver costruito più di 2 milioni di nuovi alloggi, ma nel paese vi sono ancora migliaia di alloggi senza impianti sanitari né elettricità, in capanne costruite con lamiere ondulate e materiali recuperati. Ogni giorno più di dieci incendi uccidono centinaia di persone l'anno. La collera e lo sconforto per i sogni infranti erodono il tessuto sociale. Una rabbia che si esprime anche con le 50 persone assassinate ogni giorno. Le cifre della criminalità sono diminuite negli ultimi anni, ma sono pur sempre più alte della media internazionale. Ufficialmente la disoccupazione raggiunge il 23%, ma gli osservatori più seri e chi è attivo sul terreno ritiene che superi il 40%. Una cifra che rischia di aumentare quando la crisi inizierà a farsi sentire anche in un paese che deve la sua fortuna economica alla domanda di materiali come il carbone, l'oro e il platino. Ecco perché i manifestanti chiedono più posti di lavoro e salari decenti. In questo paese, il lavoratore medio deve nutrire 5 membri della sua famiglia. Durante le manifestazioni i mass-media hanno fatto notare la giovane età di numerosi/e partecipanti. Un giovane su 2 tra i 18 e i 24 anni è disoccupato e poiché i giovani hanno svolto un ruolo simbolico e di primo piano durante le rivolte di Soweto nel 1976, non sorprende che si sentano particolarmente coinvolti. Nonostante la promessa di creare 500’000 nuovi impieghi, il presidente Zuma ha fatto marcia indietro e dichiara che “l'industria non dovrebbe creare posti di lavoro permanenti, ma opportunità che permettano al nostro popolo di sopravvivere a breve termine”.
Zuma
E' importante comprendere il significato dell'elezione di Jacob Zuma e le attese che ne sono scaturite. A differenza di Thabo Mbeki, Zuma è visto come un “uomo del popolo” ed un amico dei lavoratori, pronto ad ascoltare i sindacati. Zuma e i suoi sostenitori (come il COSATU e il SACP) hanno più volte spiegato che quest'ultimo era stato perseguitato da Mbeki e i dai suoi seguaci. Nel settembre 2008, Mbeki, allora presidente, era stato dimesso dal Comitato esecutivo nazionale dell'ANC dopo una sentenza giudiziaria che accusava Mbeki, o altri membri del governo, di aver interferito nella decisione della National Prosecuting Authority ed accusato Jacob Zuma di corruzione legata alla vendita di armi. Ciò ha condotto ad una rottura in seno all'ANC e alla formazione di un nuovo partito politico – il Congresso del Popolo (COPE) – da parte dei sostenitori di Mbeki e diretto da multimilionari neri. Nel gennaio 2009, Zuma è stato nuovamente accusato di corruzione, accuse che sono state ritirate alcune settimane prima della elezione, dandogli la possibilità di diventare presidente del paese. Nella sinistra, si pensa che Mbeki sia stato rimpiazzato a causa dei conflitti interni all'ANC. Ma questi conflitti nascono dalla collera e dalla frustrazione causate delle sue politiche neoliberali e il destino di Mbeki non è stato segnato da manovre interne ma dagli scioperi generali e dalle manifestazioni di questi ultimi anni, alle quali Zuma si è intelligentemente associato per guadagnare il sostegno del SACP e del COSATU. Dando l'impressione di accanirsi contro Mbeki, Zuma ha rafforzato la sua popolarità che ne ha fatto un nuovo leader per milioni di scontenti. In realtà Zuma non difende posizioni radicali. Era vice-presidente sotto Mbeki e non ha protestato contro le sue politiche favorevoli alle imprese, né tantomeno contro le sue considerazioni scandalose su HIV e AIDS, sostenendo che tra i due fenomeni non vi sarebbero alcun collegamento. Zuma è un pragmatico che ha tentato, in modo soddisfacente finora, di rassicurare i capitalisti che non sta scivolando a sinistra. Presentato come uomo di sinistra dai suoi sostenitori, come ha fatto notare un editorialista, parla più come un repubblicano americano, con i suoi appelli a un'azione più determinata contro la criminalità e a favore di mercati più liberi. Prima delle elezioni, il consigliere più vicino a Zuma, l'ex dirigente sindacale Gwede Mantashe, durante un incontro con gli investitori di Città del Capo, ha sottolineato l'intenzione di accelerare l'aumento degli investimenti in Sudafrica, la lotta contro la criminalità e di offrire una rete sociale di sicurezza, dicendo che la presidenza di Zuma non consiste nel mettere “le imprese contro i poveri” ma “nel creare un ambiente propizio alle imprese pur tenendo conto dei bisogni dei poveri”. Un po' prima della sua elezione, Zuma ha proposto la creazione di “un patto” tra le imprese, il governo e i sindacati per rispondere ai bassi salari, agli scioperi e all'inflazione. Le manifestazioni hanno messo in dubbio queste prospettive e, invece di portare la pace sociale, che “ tra i poveri sudafricani serpeggia un umore cupo e imprevedibile” annotava il Financial Times. L'Alleanza è corrosa dalle contraddizioni e dalle tensioni che derivano dalla confusione nel modo di comprendere l'ANC, con i/le dirigenti del sindacato dei minatori molto radicale che dichiarano, per esempio, che le manifestazioni sono il risultato di politiche dirette dalle “componenti neoliberali del governo” ed accusano alcuni tra coloro che protestano di essere “forze opportuniste e reazionarie” che manipolano i movimenti delle township. E' chiaro però che gli scioperi militanti e le proteste delle township di questi ultimi anni hanno avuto l'effetto di rompere il consenso neoliberale in seno all'Alleanza. Con l'elezione di Jacob Zuma molti speravano in un nuovo periodo di stabilità sociale. 15 anni di governo ANC hanno visto l'Africa del Sud diventare il paese con le più forti disuguaglianze al mondo, ma anche la capitale mondiale della protesta. Nel maggio 2008, le cifre della polizia e del governo segnalano che tra il 1997 e il 2008 vi sono stati 8’695 incidenti legati al controllo della violenza o delle agitazioni popolari e 84’487 incidenti legati al controllo delle folle e delle manifestazioni pacifiche. Se le precedenti proteste erano incentrate principalmente su problemi quali la mancanza di acqua o di alloggi, quelle recenti sono state più generalizzate e più violente. Mzonke Poni, uno dei leader della protesta, lo conferma ai giornalisti: “Ogni volta che il governo ANC non sa più cosa dire, trova delle scuse e accusa qualcuno. E' vero che i suoi consiglieri mancano di impegno e di talento, ma bisogna anche biasimare la direzione nazionale – e nel frattempo le persone soffrono. Il solo modo di farsi sentire dal governo é quello di esprimere la nostra collera e la nostra rabbia ed allora capiranno quello che proviamo” La Coppa del mondo non offre al Sudafrica altro che quello che ha sempre avuto: l'illusione seducente di uno sviluppo con i grandi stadi, la pubblicità internazionale e il turismo calcistico. La realtà non cambierà per coloro che desiderano un cambiamento vero con la fine dell'apartheid o che sperano che la vittoria di Zuma dell'anno scorso implichi una rottura con le politiche devastanti che hanno spinto il Sudafrica più a fondo nella povertà. Il clima di ribellione che da molto tempo continua ad essere presente tra i/le poveri/e sudafricani/e crea per i rivoluzionari opportunità e sfide immense per aiutare ad organizzare le proteste ed ad unificare le lotte dei/delle disoccupati/e poveri/e delle township e i lavoratori e le lavoratrici poveri/e nella direzione di una alternativa politica che possa cominciare a sfidare il dominio dell'ANC.
*La traduzione in italiano è stata curata dalla redazione di Solidarietà
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