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La revisione di LORD e Legge stipendi

Un attacco ai dipendenti del cantone

di Lucio Finzi

Nel corso della prossima seduta del Gran Consiglio verranno discusse (ed approvate in un solo decreto) le revisioni della Legge sull'ordinamento degli impiegati dello Stato e dei docenti (LORD) e della Legge sugli stipendi degli impiegati dello Stato e dei docenti (LStip). Le due leggi prevedono, accanto a modifiche di ordine formale, importanti modifiche di ordine sostanziale che vanno a toccare elementi fondamentali dello statuto dei dipendenti cantonali, sia in materia normativa che salariale.

LORD, più precarietà e più mercato

L'idea di abbinare in un solo decreto LORD e LStip è apparsa agli oppositori delle modifiche della LStip un tentativo da parte della maggioranza parlamentare di imporre un "prendere o lasciare" in blocco: infatti l'opposizione alle disposizioni della LStip (e in particolare al salario al merito) è fondamentale da parte del PS (e delle organizzazioni sindacali), mentre non vi è un'opposizione di fondo alle modifiche fondamentali della LORD. Anzi, di quest'ultima vengono sostanzialmente condivise le impostazioni di fondo.
In realtà tra le modifiche introdotte nella LORD e quelle della LStip vi è una certa coerenza, in particolare poiché tutti cambiamenti principali proposti nelle due leggi hanno come obiettivo di rimettere in discussione le attuali condizioni di lavoro dei dipendenti pubblici, precarizzando l'occupazione e allineandola alle condizioni, certamente peggiori in termini normativi, del settore privato.
Il primo degli strumenti introdotti (e che segna un collegamento con la LStip) è l'introduzione del principio della direzione per obiettivi (meglio noto con l'acronimo inglese di MBO - management by objectives). Un metodo di conduzione del personale, come indica la stessa definizione, fondato sul raggiungimento di un certo numero di obiettivi dai quali poi derivano tutta una serie di conseguenze dal punto di vista della carriera professionale e salariale.
Si tratta di un metodo che orienta il lavoro verso obiettivi strettamente quantitativi, verso una individualizzazione del lavoro (ed una messa in competizione dei lavoratori), tipici di un'azienda orientata verso un mercato "concorrenziale".
Una logica di questo tipo, evidentemente, rompe con la tradizione del servizio pubblico, del lavoro collettivo (compresa la fissazione e l'implementazione degli obiettivi), con la fissazione di criteri soprattutto di ordine qualitativo e non tanto quantitativi.
D'altronde a testimoniare in quale direzione vadano questi metodi vi è il peggioramento delle condizioni di lavoro e della qualità nel settore delle cure. Qui gli obiettivi di cura (quante operazioni si devono fare in un determinato tempo, ecc.) sono totalmente di tipo quantitativo e poco conta la qualità del servizio offerto al paziente. Gli esempi potrebbero qui moltiplicarsi e diventare evidenti. Ad esempio: quale potrebbe essere l'obiettivo di un collocatore in materia di collocamento dei disoccupati?
Comprendiamo subito che con questo tipo di metodi diventerebbe immediatamente quantitativo (già ora si funziona così) a scapito di chi veramente avrebbe bisogno di un servizio pubblico in grado di offrire un intervento di qualità.
Appare perlomeno singolare che i sindacalisti presenti in Gran Consiglio, che nei documenti delle proprie organizzazioni - pensiamo qui alla VPOD - possono trovare molti documenti critici su questo metodo di gestione del personale pubblico, abbiano firmato un rapporto, quello di minoranza stilato da Manuele Bertoli che candidamente sostiene che l'introduzione di questa novità "è condivisa ed auspicabile". Le stesse persone che, ancora pochi anni fa, tenevano addirittura delle conferenze contro i metodi MBO…
Il secondo elemento fondamentale codificato nella LORD è sicuramente una spinta verso forme di organizzazione del lavoro che spingono, nel contesto attuale, al precariato e che, non vi sono dubbi, tenderanno a spingere ancora di più in questa direzioni il lavoro delle donne nel settore pubblico.
Sono numerose le indicazioni che il rapporto di maggioranza offre in questa direzione. Ad esempio, l'indicazione che lo stato promuove il lavoro a tempo parziale, trova immediatamente esemplificazione in formulazioni ampiamente legate alla precarizzazione del lavoro come il job-sharing e altre forme di questo tipo. L'obiettivo di questa indicazione verso il potenziamento del lavoro a tempo parziale ci sembra chiaro: non quello di "aprire nuove occasioni di lavoro", ma di rendere il lavoro pubblico sempre meno "rigido" attraverso il ricorso ad un ventaglio sempre più ampio di lavoratori, e lavoratrici, a tempo parziale. Tempo parziale che, fino ad un rapporto del 50%, può restare estremamente precario e sfuggire al rapporto di nomina.

I salari verso il mercato

L'opposizione alla nuova Legge stipendi (LStip) non può che derivare da una opposizione ai meccanismi proposti nella LORD di cui abbiamo qui sopra parlato. Infatti l'MBO non è uno strumento che serve a verificare chi ha fatto il proprio lavoro e quindi a "premiarlo" attraverso un giusto salario. L'MBO serve invece quale strumento per introdurre la valutazione personale che serve a costruire una politica salariale al merito. Dove, evidentemente e come dimostra la messa in pratica di questo metodo ovunque, non è il merito lavorativo ad essere premiato, ma altri criteri connessi ai meccanismi di potere e clientelari tipici delle imprese e delle organizzazioni che al metodo di funzionamento aziendale si ispirano. Anche qui, sarebbe bastato dare un'occhiata a quanto da qualche anno sta succedendo in strutture para-pubbliche che hanno adottato questi criteri di funzionamento (pensiamo all'USI o, ancora di più, alla SUPSI) per renderci conto di quali esiti arbitrari essi comportino.
Ma, introducendo il principio del merito non solo si aprono le porte all'arbitrio (chi giudica se gli obiettivi sono stati raggiunti e sulla base di quali criteri?), ma si mettono in moto meccanismi remunerativi che permetteranno di diminuire la massa salariale a disposizione dei lavoratori pubblici con l'obbiettivo di diminuire i livelli salariali di una buona parte di essi. Non viene infatti nascosto il fatto, nelle proposte governative, che si vorrebbe tendenzialmente diminuire i salari delle classi inferiori e aumentare quelle delle classi superiori. Una logica assolutamente inaccettabile!

E ora, che fare?

Per concludere, quindi, una proposta di riforma complessiva delle due leggi assolutamente inaccettabile. Una proposta che avrebbe dovuto essere combattuta da tempo e per tempo, organizzando una reale mobilitazione, da parte delle organizzazioni sindacali. Le quali, tuttavia, hanno dimostrato la loro pochezza sul terreno della mobilitazione (basti ricordare una anemica petizione contro il salario al merito con poco più di un migliaio di firme e la manifestazione dello scorso ottobre che ha raccolto non più di 300 persone dopo l'orario di lavoro). È il risultato di una certa concezione del sindacalismo centrata più sull'azione istituzionale che su un lavoro lungo, difficile ma fondamentale sui luoghi di lavoro. Un sindacalismo che, anche nella sua impostazione programmatica, punta più sulla concertazione che sulla mobilitazione dei lavoratori, considerato una sorta di corollario al lavoro centrale nelle istituzioni.
Ora, questo referendum è un po' una specie di ultima spiaggia. Un tentativo disperato (anche per il momento in cui si dovranno raccogliere le firme - tra luglio e metà agosto) di opporre una resistenza ad un Parlamento che, vista la pochezza della mobilitazione sindacale, pensa di poter passare su tutta la linea. È per questa ragione che, al di là delle critiche (cfr. anche riquadro) l'MPS ha deciso di appoggiare attivamente questo referendum. I nostri lettori e le nostre lettrici troveranno, nel prossimo numero di Solidarietà, il formulario-cartolina del comitato referendario:vi invitiamo già sin d'ora a firmarlo, farlo firmare e ritornarlo.


Democrazia sindacale, leggi e contratti di lavoro: pericolosi passi indietro!

Il rapporto di minoranza (quello di maggioranza ormai è prevedibilissimo) ci fornisce molte sorprese. Una veramente sconvolgente la troviamo al punto 2, laddove possiamo leggere: "la Commissione della gestione, e prima di loro il Consiglio di Stato, non hanno ritenuto di dover valutare una modifica più radicale dei rapporti tra i dipendenti pubblici e il Cantone come datore di lavoro, ossia quella di abolire completamente LORD e LStip, sostituendole con un contratto collettivo. Una regolamentazione tra datore di lavoro e dipendenti più moderna, più flessibile, più adeguata ad essere aggiornata regolarmente all'evoluzione reale dei bisogni, delle aspettative, della realtà". E ancora: "I sottoscritti si augurano che la questione della sostituzione dell'ordinamento del personale per via legislativa con quella di tipo contrattuale possa essere ripresa seriamente a medio termine. Si tratterebbe di abrogare LORD e LStip e di procedere alla loro sostituzione con un contratto collettivo discusso e sottoscritto da Consiglio di Stato e rappresentanze dei lavoratori, nel quadro budgetario definito dal Preventivo dello Stato".
I firmatari di questo rapporto, tra cui diversi sindacalisti, o presunti tali, pensano che il mondo viva al ritmo di quello che loro scrivono e pensano. Non si rendono conto, non abbiamo altra spiegazione plausibile, che quello che loro propongono non solo non risolvere il problema di fondo (costituito dalla debolezza dell'azione sindacale) ma da anni è già stato praticato per altri dipendenti pubblici, con risultati disastrosi per i salariati.
Pensiamo, ad esempio, ai dipendenti della Posta, a quelli delle FFS, a quelli di Swisscom che hanno dovuto rinunciare allo statuto di funzionario per provare la gioia di vedere le proprie condizioni di lavoro sottoposte ad un contratto collettivo di lavoro (CCL). I risultati li conosciamo: passaggio ad uno statuto più precario e meno sicuro dal punto di vista del rapporto di lavoro, introduzione di maggiore flessibilità e precarietà nei rapporti di lavoro, diminuzione dei livelli salariali e introduzione di sistemi salariali fortemente orientati sulle prestazioni. In poche parole un netto e chiaro peggioramento delle condizioni di lavoro e di salario per decina di migliaia di ex-dipendenti pubblici.
E che dire poi di questi stessi sindacalisti che, mentre affermano che un contratto sarebbe migliore di una legge, si apprestano a lanciare un'iniziativa per un salario minimo legale partendo dalla constatazione che in alcuni settori la politica contrattuale non è nemmeno riuscita a raggiungere minimi salariali degni di questo nome?
Infine, e non è certo una domanda secondaria, quale assemblea di lavoratori del settore pubblico ha mai discusso di questa opzione e, tantomeno, dato mandato ai rappresentanti sindacali in Gran Consiglio di esprimere la richiesta di abolire LORD e LStip. La democrazia sindacale fa veramente fatica ad imporsi in questo cantone.


 

 
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