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Referendum contro le revisione della LORD e della LStip

No all’arbitrio salariale nell'ammistrazione cantonale

di Sofia Ferrari

Parte venerdì 2 luglio la raccolta di firme a sostegno del referendum contro la revisione della LORD e della LStip decise pochi giorni fa dal Gran Consiglio. Con la modifica di queste due leggi, che regolano condizioni di lavoro e di stipendio dei funzionari cantonali e dei docenti, viene mosso un vero e proprio attacco allo statuto del pubblico impiego, allo statuto di funzionario pubblico.

Verso meccanismi di mercato

Dietro a parole quali "efficienza", "merito", "redditività", all'insegna delle quali è stata approvata la modifica delle due leggi, vi è in realtà la volontà di far entrare i meccanismi di mercato nella gestione del personale pubblico. Meccanismi di mercato che sono in netto contrasto con la concezione del servizio pubblico e del lavoro dei funzionari pubblici. A tal punto che, coscienti di questo, non si è osato, almeno per il momento, estendere la riforma della legge sugli stipendi (e quindi del salario al merito) anche ai docenti. Ma è solo una questione di tempo: una volta che il principio sarà passato e applicato nel settore amministrativo si troveranno tutti gli strumenti e le giustificazioni per applicarlo anche agli insegnanti.
Il meccanismo fondamentale di questo passaggio è l'introduzione della conduzione per obiettivi (MBO) teso a introdurre criteri quantitativi nell'amministrazione onde misurarne in questo modo la produttività e poter procedere poi al confronto (e al grado di competitività) con altre amministrazioni, sia del settore pubblico che di quello privato.
Questo modo di procedere è tutt'altra cosa che un gestione democratica e partecipativa degli obietti, possibile solo se l'amministrazione, partendo dalle necessità di fornire il migliore servizio ai cittadini e alle cittadine, fissa assieme obiettivi e percorsi per arrivarci, oltre a poter contare sulle risorse necessarie. Ma l'MBO si muove in tutt'altra direzione: esso rappresenta il modo per "costringere" i lavoratori della pubblica amministrazione, sovente in condizioni di risorse insufficienti, a raggiungere obiettivi alla cui definizioni non hanno partecipato e che molto spesso nulla hanno a che vedere con la risposta ai bisogni reali dei cittadini e delle cittadine.
L'MBO permette a questo punto di raggiungere due obiettivi, entrambi di risparmio. Da un lato sistematizza, dandole una base "legale" e "scientifica", l'aumento dell'intensità e degli oneri di lavoro nell'amministrazione pubblica. Basterebbe passare in rassegna la maggior parte dei settori, e dei parametri della loro attività, per rendersi conto come ad un aumento costante ed importante dell'attività di servizio il personale si sia ridotto o sia rimasto invariato.
Dall'altro, attraverso il rapporto tra MBO (e relativa valutazione) e l'introduzione del nuovo sistema salariale (che proprio sulla valutazione legata alla "produttività" fonda il "merito" per gli aumenti salariali) vi sarà una diminuzione dei costi complessivi dell'amministrazione e una riduzione dei livelli salariali.

Un'opposizione esitante e connivente

L'opposizione sindacale e social-liberale è stata finora connivente ed esitante. Connivente poiché ha accettato l'impostazione complessiva della LORD fondata sull'introduzione della conduzione per obiettivi (MBO). Un passo indietro, per quel che riguarda i sindacati, rispetto alle posizioni che la stessa VPOD, ad esempio, aveva correttamente sviluppato ancora pochi anni fa.
Ma il cedimento forse più grave è stata la proposta (fortunatamente rifiutata dai partiti borghesi) di liquidare LORD e LStip sostituendolo con un contratto collettivo di lavoro (CCL) di diritto privato. Una proposta che, se messa in pratica, significherebbe la fine dello statuto di funzionario, delle garanzie che esso comporta, ad esempio, in termini occupazioni, di diritti, di condizioni normative e di lavoro: nulla a che vedere lentamente con quanto possa offrire il migliore dei CCL di diritto privato. E anche qualora questi diritti passassero (almeno in parte) in un CCL, sarebbe molto più facile rimetterli poi in discussione.
Ingenua la pretesa che con il governo sia più facile trattare e che l'esecutivo non sia soggetto alle pressioni "di destra" che invece si manifestano in Gran Consiglio. Alla fine, visto che i cordoni della borsa sarebbero sempre detenuti dal legislativo, sarebbe comunque quest'ultimo a dettare le condizioni di base di qualsiasi trattativa.
Una proposta quindi sbagliata nel merito (come hanno confermato esperienze analoghe di settori di funzionari pubblici contrattualizzati - ferrovieri, postini, ecc.) e profondamente antidemocratica nel metodo: chi ha autorizzato Ghisletta e soci a fare simile proposta? Con quale istanza sindacale o con quale gruppo del pubblico impiego ne hanno discusso?
Ma un vero e proprio disastro si è rivelata la strategia sindacale (o, meglio, l'assenza di strategia) di questi ultimi mesi. Nessuna mobilitazione, o tentativo di costruirne una, partendo dai luoghi di lavoro e cercando di coinvolgere i diretti interessati.
Ora siamo ai tempi supplementari: un referendum che cada in un periodo di difficile e che sarà difficile vincere.
La posta in gioco è molto grossa. È questa la ragione del nostro sostegno, malgrado le critiche che qui abbiamo avanzato, al referendum. Firmatelo!

 

 
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