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Tra pochi giorni la presentazione dello studio SUPSI

Progetto Officine, progetto Ticino

di Sofia Ferrari

Tra pochi giorni la SUPSI presenterà il rapporto commissionatole dal Consiglio di Stato in merito alle prospettive dello sviluppo, attorno alle Officine di Bellinzona, di un polo tecnologico nel settore dei trasporti. Per il momento le conclusioni dello studio della SUPSI non sono note nel dettaglio: dagli incontri intermedi avuti con il Dipartimento Finanze e Economia (DFE) sembrerebbe, stando almeno ai commenti della stampa, che le prospettive per la nascita e lo sviluppo di questo progetto siano valutate in modo positivo. Vedremo. Nel frattempo val la pena ritornare su alcuni aspetti politici di fondo legati a questo progetto.

Dalla lotta alla proposta…e ritorno

Fin dal primo momento la lotta delle Officine ha compreso la necessità di lavorare su due piani. Da un lato quello dell'opposizione, netta, radicale e frontale ai progetti delle FFS, tesi di fatto a smantellare le Officine; dall'altro la necessità di "pensare" un'alternativa allo sviluppo delle Officine. Lotta e proposta politica si sono così mischiate fin dall'inizio. E chi non ha la memoria corta ricorderà che già il secondo giorno di sciopero venne presentata davanti all'assemblea la bozza di quella che poi sarebbe diventata l'iniziativa popolare denominata "Giù le mani dalle Officine: per la creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico" (depositata circa due anni fa con oltre 15'000 firme) e dalla quale prende origine lo studio SUPSI.
I lavoratori delle Officine avevano individuato la necessità proporre un'alternativa a quella, distruttiva, delineata dalle FFS; un'alternativa fondata sulla loro conoscenza profonda delle Officine, sulla comprensione del ruolo che questa struttura ha e può avere nel contesto produttivo ed economico del cantone, sul suo valore come elemento di un servizio pubblico che sia tale e non al servizio del profitto.
La consegna dell'iniziativa lungi dall'aver rappresentato la fine dei problemi per i lavoratori delle Officine. In questi due anni, ed in particolare nella delicata fase di fine 2008 (quando venne negoziato il passaggio, tutt'altro che scontato, alla divisione Passeggeri), il lavoro di mobilitazione di informazione, di analisi (interno ed esterno) è continuato ed ha permesso di giungere a questo momento della presentazione di possibili scenari di concretizzazione della proposta nelle migliori condizioni. Non da ultimo anche attraverso la nascita dell'Associazione Giù le mani che sicuramente potrà svolgere un ruolo importante in questa fase.

I nodi da sciogliere

Indipendentemente dalle opzioni che presenterà la SUPSI (nell'ipotesi che queste vadano in direzione dell'effettivo sviluppo di un progetto simile a quello presentato nell'iniziativa) è evidente che vi sono un certo numero di questioni fondamentali che dovranno essere affrontate con chiarezza.
Il primo è quello del ruolo delle FFS e del suo rapporto con le Officine. Un rapporto profondamente ambiguo, caratterizzato da atteggiamenti estremamente contraddittori. Da un lato si prospetta un calo del lavoro proveniente dall'interno dell'azienda (circa il 20%), indicando come prospettiva concreta per lo stabilimento di Bellinzona di trovare nuove occasioni sul mercato esterno; dall'altro si rende difficile (attraverso una insufficiente politica di investimento e una dotazione di adeguati strumenti commerciali) la ricerca di queste occasioni di lavoro e di sviluppo. E questo su un mercato internazionale della manutenzione ferroviaria in netta espansione. Sembra quasi che le FFS stiano programmando una lenta agonia per le Officine, continuando a proclamare che esse devono vivere. A guardar bene non siamo nemmeno tanto lontani dagli orientamenti dell'inizio marzo 2008.
Appare quindi chiaro che le FFS, e con esse il proprietario Confederazione, dovranno dire chiaramente come si posizionano di fronte ai progetti che verranno presentati dallo studio SUPSI. E non si tratterà solo di emettere un giudizio più o meno positivo, più o meno interessato: sarà fondamentale affermare se questi progetti saranno fatti propri dalle FFS, contribuendo in modo sostanziale alla loro realizzazione.
Lo stesso discorso vale, evidentemente, per il Cantone. Nascondersi dietro il fatto che le FFS sono le proprietarie delle Officine e che spetta ad esse decidere del loro futuro non è consentito. Anche perché l'iniziativa prevedere espressamente il mandato di andare oltre alla volontà delle FFS, se necessario rimettendo in discussione i diritti che le provengono dalla proprietà.
In sostanza dunque quella che si aprirà tra qualche giorno, con la presentazione del rapporto SUPSI, sarà una battaglia importante, non solo per i lavoratori delle Officine, non solo per il futuro di un'azienda pubblica, ma per lo sviluppo stesso del Cantone.
A nessuno infatti sfuggi la valenza della proposta lanciata dai lavoratori delle Officine con la loro iniziativa; una proposta che, soprattutto in periodi come quelli che stiamo attraversando, rappresenta la ricerca di alternative alla logica del capitale (pubblico o privato), rimettendo al centro i bisogni collettivi.

 

 
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