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Mentre in Ticino si ricerca un vano compromesso
A Ginevra opposizione a orari prolungati
di Sofia Ferrari
Mentre in Ticino le organizzazioni sindacali cercano di condurre in porto un patetico tentativo di compromesso sugli orari di apertura dei negozi (prolungamento degli orari in cambio di un contratto collettivo di lavoro), da Ginevra giungono segnali interessanti di una volontà dei lavoratori, e soprattutto delle lavoratrici che rappresentano il nucleo fondamentale del settore, di opporsi a qualsiasi compromesso che rimetta in discussione le loro condizioni di vita e di lavoro. Così, di fronte all'ipotesi di "compromesso" negoziata dalle direzioni sindacali, le lavoratrici hanno detto un chiaro no e deciso di lanciare il referendum se il Gran Consiglio, come appare probabile, prolungherà gli orari di apertura.
Gli orari non si toccano
Il progetto di legge in discussione prevede il prolungamento degli orari di apertura tutte le sere fino alle 20 e l'introduzione di 4 domeniche di apertura all'anno. Di fronte all'opposizione sindacale si è messa in moto una trattativa che ha portato ad un "compromesso" che prevedeva aperture tutti i giorni fino alle 19.30, alle 19 il sabato e solo due domeniche all'anno; la contropartita qualche miglioramento nell'ambito del contratto collettivo di lavoro (CCL) in vigore a livello cantonale (100 fr di aumento per i non qualificati e 150. fr al mese per i qualificati con almeno cinque anni di esperienza) Le lavoratrici della vendita non hanno voluto sentire parlare di questi cambiamenti ed hanno detto, riunite in assemblea, un chiaro no a questo compromesso (si sono espresse per questa posizione più del 90% delle lavoratrici presenti). Una posizione che, come abbiamo già avuto modo di affermare di recente sempre su questo giornale, non dovrebbe sorprendere i responsabili sindacali visto che è proprio una loro recente inchiesta tra il personale della vendita ad aver messo in evidenza che la questione degli orari di apertura (e del loro eventuale prolungamento) è la loro preoccupazione principale.
Vita familiare e dignità non si contrattano
Le lavoratrici della vendita di Ginevra hanno quindi detto un chiaro no ad un prolungamento degli orari di apertura dei negozi che mette in discussione la loro vita famigliare. Già lavorare fino alle 18.30 o alle 19.00 (come avviene normalmente, ad esempio, anche in Ticino) significa per molte lavoratrici arrivare a casa alle 20 o alle 20.30. E questo non può che rendere difficile la vita famigliare: figuriamoci se questi orari sono prolungati alle 19.30 o alle 20.00.. D'altronde le lavoratrici ricordano che il padronato ginevrino non è assolutamente affidabile e questo presunto scambio (tra contratto di lavoro e orari di apertura) alla fine non può che favorire il padronato che, una volta passato il principio, ritornerà nuovamente alla carica. D'altronde già qualche anno fa il padronato ginevrino si era impegnato a non domandare ulteriori prolungamenti degli orari di apertura dei negozi…
E in Ticino?
L'esperienza ginevrina dovrebbe portare consiglio alle direzioni sindacali in Ticino. Già oggi la situazione è assai onerosa per le lavoratrici (basti pensare alle ormai numerose deroghe festive e settimanali, al periodo pre-natalizio, alle deroghe stagionali, ecc.). Una situazione che non può in nessun caso essere ulteriormente peggiorata. Anche ulteriori piccole concessioni non farebbero che portare grande pregiudizio alla già difficile situazione delle lavoratrici. In questo senso l'attuale strategia (concessioni sugli orari di apertura dei negozi in cambio di un nuovo CCL vincolante) non può che portare, ammesso che vada in porto (l'attuale impasse non sembra per il momento avere sviluppi), ad una sconfitta per le lavoratrici e per il lavoratori del settore ed una perdita di quella credibilità che il lavoro sindacale in questo settore, iniziato due decenni fa, aveva permesso di conquistare.
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