Benvenuti sul portale di solidarietà
 
 
Cerca  
Menu
Home
Articoli
Archivio
Contatto
Abbonamenti
Links
Redazione

Ultimi articoli inseriti
Lotta di classe...
 
Avanti il prossimo!
 
Giù le mani dalle pensioni!
 
I lavoratori cinesi sulla cresta dell'(H)onda
 
Assassini!
 

Cerca

 
Svuotano le casse… attaccano i diritti
Difendiamo i servizi pubblici e i posti di lavoro

Da più di un decennio, padronato, Consiglio federale e governi cantonali – la vera sacra famiglia governativa elvetica: dai “socialisti” all’UDC, passando dai radicali ai democristiani – attaccano i diritti dei salariati del settori pubblico e di quello parapubblico. Allo stesso tempo, prendono di mira la qualità delle prestazioni di questi stessi settori e dunque anche i diritti della maggioranza della popolazione. In questa politica sono tutti “nella stessa barca”; se vedere radicali, democristiano ed UDC fare questa politica corrisponde a qualcosa di classico, oggi diventa sempre più normale che ad assumere queste politiche siano i rappresentanti “socialisti” nei governi federali e cantonali.
Tutti impegnati ed uniti a rimettere in discussione il principio stesso sul quale si regge un servizio pubblico: l’accesso uguale per tutti i cittadini, indipendentemente dal loro reddito.


Ma quali sono gli obiettivi del padronato e delle forze di governo ?

• Innanzitutto, vogliono continuare nella politica tesa ad alleggerire il cosiddetto “carico fiscale” dei detentori di importanti capitali. Ed a pagarne il prezzo sono tutti i salariati.
Il principio dei servizi pubblici è di garantire a tutte e a tutti l’accesso a un certo numero di prestazioni fondamentali per le condizioni di vita. Ad esempio il diritto alla formazione, oppure quello a cure di qualità. Affinché sia così, queste prestazioni sono gratuite – come la scuola – o, per lo meno, sono fornite a un prezzo nettamente inferiore al loro costo reale. Questo è possibile perché la differenza è presa a carico dalle collettività, attraverso il prelevamento delle imposte. I servizi pubblici costituiscono così una specie di salario sociale, che va a beneficio in primo luogo delle persone il cui reddito è più debole.
La diminuzione delle imposte strangola questo salario sociale. I costi sono trasferiti sulle spalle degli utenti. Risultato: si instaura una selezione basata sui soldi. Possiamo già immaginare le conseguenze nella sanità, con lo sviluppo di una medicina a due velocità. È la stessa cosa che i padroni di Economiesuisse preparano a livello della formazione. In breve, meno imposte… per i possidenti si traduce in un riduzione del reddito… per la grande maggioranza della popolazione.

• In secondo luogo, l’obiettivo è di offrire nuove fonti di profitto ai capitali privati, in particolare attraverso la privatizzazione dei settori redditizi, come già successo con Swisscom e come sarà domani per la Posta. Ma anche in maniera indiretta: i tagli nelle spese pubbliche accentuano il malcontento degli utenti, che in parte tendono poi a rivolgersi al settore privato (ad esempio per la formazione dei loro figli). Ma anche per le cure mediche, come a Zurigo, dove le misure annunciate ultimamente dal Consiglio di Stato per gli assicurati di base – riduzione del tempo consacrato a ogni paziente, diminuzione delle comodità, allungamento dei tempi d’attesa – stimoleranno la stipulazione di assicurazioni complementari – per quelle e quelli che ne hanno i mezzi – a profitto… di quelli che controllano le assicurazioni malattia.

• Infine, i governi e coloro che li “ispirano” – i padroni delle grandi banche, delle assicurazioni e dell’industria – vogliono rimettere in causa le condizioni di lavoro dei salariati dei servizi pubblici. L’obiettivo è duplice. Prima di tutto, eliminare il “cattivo esempio” rappresentato dai diritti garantiti a questi salariati – dalle protezioni contro i licenziamenti alle disposizioni più favorevoli in materia di pensioni. Vogliono dunque generalizzare l’arbitrio e la precarietà. Inoltre, degradando le condizioni di lavoro degli “stabili” (i salariati dei servizi pubblici), mirano a spingere verso il basso le condizioni di lavoro dell’insieme dei lavoratori. Vengono così create “nuove regole” in ambito salariale che incoraggiano i padroni del privato ad andare ancora più lontano.


Cosa propone il Movimento per il socialismo?

• Questa politica di austerità fa parte di una vera lotta di classe lanciata dai gruppi dominanti contro i salariati: orari e carico di lavoro insopportabili, salari congelati, precarietà crescente, aumenti continui dei premi malattia, riduzione del tasso d’interesse sugli averi del II° pilastro, diminuzione delle prestazioni dell’AI e dell’aiuto sociale, riduzione delle indennità disoccupazione, ecc.
Di fronte a questa politica non basteranno certo né alcune manifestazioni, né tantomeno delle azioni simboliche a fare indietreggiare i governi. Il solo linguaggio che costoro possono capire è quello di una mobilitazione determinata: tutti insieme per lo sciopero!

• A livello nazionale, si profila una scadenza importante. Malgrado il massiccio rifiuto del pacchetto fiscale sottoposto al voto il 16 maggio scorso, il Consiglio federale ritorna alla carica con nuovi regali fiscali per i ricchi. Prevede infatti di diminuire l’imposta di bollo (transazioni mobiliari: azioni, obbligazioni, ecc.) e la fiscalità delle imprese: più di 1 miliardo offerto agli azionisti! Nel 2003, mentre la disoccupazione esplodeva, le 25 più grandi società svizzere quotate in Borsa hanno versato 13,5 miliardi di franchi di dividendi ai loro azionisti, 11% in più che nel 2002. Ma ne vogliono ancora di più! Questi regali giustificheranno nuovi tagli nei trasporti pubblici, nella formazione, nella sanità, ecc. L’insieme delle forze sindacali, associative e della sinistra hanno la responsabilità di annunciare già sin d’ora il loro impegno in una battaglia referendaria contro questi progetti!

• Un’alternativa alla politica delle casse vuote è necessaria. Dei passi concreti per invertire la tendenza alla secessione di veri ricchi possono essere proposti Ma una constatazione di fondo deve anche essere fatta. È l’appropriazione privata delle ricchezze – fondata sulla proprietà privata delle grandi imprese, banche e assicurazioni – che dà ai dominanti i mezzi per sottrarsi, nella più assoluta legalità, all’imposta e di esercitare in permanenza il loro ricatto: nuovi regali fiscali o ce ne andremo altrove. E’ anche la corsa ai profitti, sorella gemella nel capitalismo dell’appropriazione privata della ricchezza prodotta dai salariati, che nutre le politiche che mirano a ridurre i servizi pubblici a poco o nulla. Tutto – salute, formazione, acqua, pensioni, ecc. – deve diventare una merce fonte di profitti.
Difendere, estendere e trasformare i servizi pubblici – creando le condizioni di una partecipazione democratica dei salariati e degli utenti nella definizione degli obiettivi – implica la necessità di una lotta per imporre delle incursioni pubbliche nel campo riservato, e sempre più invadente, della proprietà privata.
 

 
Informazioni correlate

Sicurezza sociale: l'articolo più letto
Svuotano le casse… attaccano i diritti

Sicurezza sociale: l'ultimo articolo

Pagina stampabile  Segnala questo articolo a...