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Il Dell'Ambrogio pensiero...
I dipendenti della SUPSI (Scuola Universitaria Professionale della Svizzera Italiana) possono considerarsi fortunati: parola del direttore Mauro Dell’Ambrogio. Perché, secondo il capogruppo liberale in Gran Consiglio i dipendenti della SUPSI devono essere felici? Perché quest’anno riceveranno il rincaro. Inoltre per qualcuno vi saranno “aumenti reali e premi”. Tanta felicità, tuttavia, deve essere moderata, poiché vi è anche un rovescio della medaglia. E’ lo stesso Dell’Ambrogio a ricordarlo ai suoi dipendenti nella lettera di fine anno nella quale annuncia, come detto, la compensazione del rincaro, pregando tuttavia “chi intravedesse privilegio rispetto alle attuali misure di risparmio presso altri datori di lavoro pubblici” di ricordare che “la SUPSI offre una minore garanzia del posto di lavoro e nessun automatismo retributivo”. Detto altrimenti: alla SUPSI vigono ampi spazi di precariato e i salari sono stabiliti su base individuale, a livelli bassi rispetto ad attività simili e senza nessun meccanismo come quello garantito dalle scale salariali dei dipendenti pubblici. Non si tratta certo di una novità. E’ risaputo che i minori costi della SUPSI (e dell’USI), la “brillantezza” dei loro risultati che possono addirittura presentare qualche “avanzo” d’esercizio sono da ascrivere essenzialmente al dilagare di forme di precariato tra il personale insegnante e a livelli salariali assolutamente minimi. La SUPSI (e l’USI) sono, come altre istituzioni private finanziate con ampi contributi pubblici, la dimostrazione vivente di quel “costar meno” che spesso viene invocato da ogni parte per mostrare come il pubblico-pubblico sia assolutamente meno concorrenziale rispetto al pubblico-privato. Naturalmente glissando sempre con scioltezza sulle ragioni per le quali “costa meno”. Ma Dell’Ambrogio non si limita a questa comunicazione. “Teorizza” anche sulle ragioni di questa scelta:“in un contesto di risorse scarse....il contenimento dei costi salariali impone la scelta tra incidere sulle retribuzioni o usare rigore nel numero di collaboratori. Gli organi della SUPSI fanno ragionevolmente la seconda scelta, pensiamo a vantaggio del clima di lavoro, ma lo possono soltanto esigendo impegno produttivo dai collaboratori”. Che dire di simili azzardi teorici? Che non stanno né in cielo, né in terra, se è vero, come dimostra anche qualche ricerca svolta dalla stessa SUPSI, che “usare rigore nel numero dei collaboratori” significa esattamente il contrario di quello che “pensa” dell’Ambrogio. A risentire infatti di una simile scelta (che assume spesso le forme del precariato e del lavoro a tempo parziale imposto) è proprio il clima di lavoro, la condizione materiale dello svolgimento dell’attività lavorativa. E, naturalmente, la qualità del lavoro svolto, che non può essere certo recuperata solo con “l’impegno produttivo”. Precari e mal pagati: ecco il messaggio di fine anno che Mauro Dell’Ambrogio rivolge ai dipendenti SUPSI. Con l’avvertimento che per il momento non saranno pagati peggio, a condizione che possano continuare ad essere sempre più precari. Proprio un bell’augurio di buon anno!
Solidarietà – Anno 5 – N° 24 – 30 dicembre 2004
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