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Eurodisney, il padrone Paperone
Dal mondo dei «sogni» a quello della triste realtà
Lo scorso dicembre, più di 4'000 salariati di Eurodisney (su 12'300) avevano protestato con una petizione, e diverse centinaia con una sospensione del lavoro, contro la soppressione del premio di 100 euro. Questa soppressione non era, in effetti, che il preludio di una vera e propria offensiva della direzione per tentare di mettere in discussione le 35 ore. Lo scorso ottobre il direttore generale, Karl Holz, aveva già fatto rizzare le orecchie dichiarando che «l'impresa soffriva della mancanza di flessibilità dei salariati». Poi annunciava un bilancio negativo (come gli anni precedenti) di cui rendeva responsabile un preteso rialzo delle spese del personale dovuto all’ «aumento del salario minimo in Francia e a un abbassamento delle sovvenzioni legate alla messa all’opera delle 35 ore».
Un deficit da prendere con le pinze
Nei fatti, il deficit di 94,9 milioni di euro è da prendere con le pinze e, soprattutto, è da mettere in relazione agli utili della società madre, The Walt Disney Company, gigantesca impresa che ha ottenuto un profitto di 2,3 miliardi di dollari alla chiusura del suo ultimo esercizio! Quanto ai pretesi rialzi degli oneri, la direzione non manca di sfacciataggine per invocarli! L’ultimo bilancio sociale pubblicato annunciava 1’565 salariati con un salario minimo o appena al di sopra: un 14,5% di personale che permette all’azienda ricevere un alleggerimento del 26% sul suo carico fiscale. Per altri 6’248 salariati che guadagnano meno di 1,6% del salario minimo, Eurodisney beneficia di alleggerimenti degressivi dei contributi sociali. Ma di questo, beninteso, non parla.
Lavorare 4 ore in un giorno, 10 in quello successivo!
In nome di queste false argomentazioni la direzione vuole ottenere una maggiore flessibilità degli orari. Quest’ultima è peraltro già assai ampia. C’è ogni tipo di orario a Eurodisney, di giorno, di notte, in squadre, con deroghe per giornate di 12 ore e per settimane di sei giorni, con piani di lavoro resi noti con appena tre settimane d’anticipo e, a volte, meno. È tutto ciò che si vorrebbe ulteriormente aggravare. Le misure principali sarebbero: • la possibilità di adattare gli orari quotidiani al flusso di clientela: lavorare 4 ore un giorno, 10 ore un altro, a seconda dei bisogni; • la durata massima della giornata lavorativa generalizzata a 12 ore, ma non più di «due volte ogni sette giorni per lo stesso salario e non più di due volte consecutive». Il Signore è troppo buono...; • i piani di lavoro comunicati con due settimane d’anticipo anziché tre; • per i quadri, soppressione di 10 giorni di congedo nell’ambito della riduzione del tempo di lavoro
Aumenti al merito
La direzione ha legato le trattative sul tempo di lavoro a quelle salariali, rispetto alle quali è partita da un livello molto basso: 15 euro per i salari al di sotto di 1'473 euro lordi (circa la metà del personale). Per gli altri, un preventivo di aumenti individuali dello 0,5 % in un primo tempo, da 1 a 2% a seconda delle categorie, in seguito. E, per far accettare il tutto dai sindacati, è stato accordato qualche piccolo vantaggio richiesto da tempo, come una certa tolleranza per la timbratura o un premio per l’asilo nido di 250 euro all’anno. I sindacati hanno denunciato davanti alla stampa questa proposte dal sapore un po’ beffardo. Hanno avviato vari procedimenti giuridici e preparano un volantino d’informazione al personale. Non è mai troppo tardi…
Il personale non è per nulla d’accordo
Nei negozi e sulle attrazioni, l’insufficienza di effettivi è permanente. I lavoratori non possono prendere delle pause per ore e “scoppiano” regolarmente. Succede che dei negozi o delle attrazioni chiudano provvisoriamente per mancanza di effettivi. Tra il personale c’è dunque l’unanimità contro queste misure. «Bisogna che i sindacati non firmino», «15 euro, per accettare tutto questo, sono una misera», «Vogliono farci finire alle due del mattino invece delle undici di sera», «Sappiamo molto bene che fanno dire ciò che vogliono ai loro conti», sono le riflessioni che si sentono più spesso. La parodia delle negoziazioni non è finita: due sedute sono previste da qui a metà febbraio. Il personale, per ora, attende di vedere il risultato. Ma la sua reazione alla soppressione del premio di 100 euro mostra che non è disposto a subire.
(Questo articolo e quello che segue sono tratti dal settimanale Lutte Ouvrière dello scorso 27 gennaio.)
Eurodisney: Avete detto deficit?
• Quest’anno, Eurodisney ha versato 52 milioni di euro di royalties alla sua casa madre, The Walt Disney Company; ha poi distribuito 91,8 milioni di euro ai suoi creditori a titolo di “oneri finanziari”.
• Eurodisney ha anche accordato 6,4 milioni di euro ai membri del consiglio d’amministrazione e del consiglio di sorveglianza. Questo si chiama “remunerazione del gestore”, e corrisponde alla faticosa pratica di venire a sedersi su una comoda poltrona.
• Infine, dopo aver consacrato 144 milioni di euro alla “dotazione agli ammortamenti”, Eurodisney annuncia un deficit di 91,9 milioni di euro.
• E, come sempre, sono i salariati a pagare e ad essere obbligati a mettere mano al portafoglio!
Solidarietà – Anno 7 – N° 3 – 9 febbraio 2006
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