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Necessario rilanciare la mobilitazione
Le trattavie della tavola rotonda segnano il passo

di Giuseppe Sergi

In una trattativa condotta al di fuori (e dopo) una forte mobilitazione come quella delle Officine, è normale che le valutazioni sul suo esito possano modificarsi nello spazio di poche settimane. Mancando la pressione decisiva della mobilitazione dei salariati (come nel nostro caso è stato per tutto il mese di marzo) il fronte padronale può giocare meglio le proprie carte, fare concessioni e poi riprendersele. E questo sia all’interno della tavola rotonda (cioè nelle sedute plenarie o in quelle dei gruppi di lavoro), sia all’esterno della tavola rotonda, con dichiarazioni sulla stampa (normale o aziendale).

Un passo avanti, due passi indietro

Negli ultimi numeri di questo giornale abbiamo regolarmente segnalato i passi avanti concreti che erano stati compiuti in seno alla tavola rotonda (perlomeno nelle sue sedute plenarie), illustrate anche dalle prese di posizione del comitato di sciopero che presenzia alle sedute della tavola rotonda. In particolare, in occasione dell’ultima seduta della tavola rotonda, tutti avevano sottolineato come ci fosse stato un consenso di massima sull’idea che le Officine FFS di Bellinzona rimanevano nell’attuale struttura (pubblica e con la lavorazione di carri e locomotive) perlomeno fino al 2010-12; a questo impegno si aggiungeva l’accordo delle parti di lavorare (e alcuni gruppi operativi con proposte concrete si sono già riuniti più volte) alla realizzazione di quelle misure che possono permettere alle Officine di svilupparsi al di là di quella scadenza, trovando nuovi clienti, migliorando la sua organizzazione e la sua struttura, non solo attraverso misure di razionalizzazione, ma anche con nuovi investimenti.
Ma pure nei nostri ultimi articoli (dai titoli significativi “Le FFS continuano a frenare” e “Le FFS fanno melina”) insistevamo sul fatto che queste “conquiste” erano tutt’altro che acquisiti fin tanto che le FFS e la direzione aziendale non fossero passate alla fase operativa, traducendo in iniziative concrete tutte quelle iniziative e proposte attorno alla quali effettivamente sia possibile vedere la volontà di garantire un futuro alle Officine.
E questa mancanza di una chiara e concreta prospettiva per il futuro delle Officine, chi vi lavora all’interno al sente. Con conseguenze non secondarie anche per il futuro stesso delle Officine. Basti pensare al fenomeno, intensificatosi nelle ultime settimane, della partenza di diversi lavoratori, giovani e qualificati, i quali hanno accettato le offerte di aziende private che paiono ai loro occhi offrire prospettive più sicure di quante oggi non sembra offrirne la permanenza alle Officine FFS.
Con il risultato che, come ormai cronicamente avviene da almeno un paio d’anni, le Officine si ritrovano a corto di personale, non essendo sufficiente a tappare i buchi il personale interinale, ormai stabilmente istallato.

Il doppio binario delle FFS

In realtà questi atteggiamenti prudenziali e questo doppio binario delle FFS (dire una cosa alla tavola rotonda, dirne un’altra in pubblico e lavorare sotterraneamente contro le Officine FFS di Bellinzona) ci pare sia entrata in una nuova fase.
Lo testimoniano alcune dichiarazioni inequivocabili dei dirigenti FFS e di FFS Cargo in particolare.
Scrive sull’editoriale di Cargoinside, il giornale aziendale di FFS Cargo, l’amministratore delegato di FFS Cargo Nicolas Perrin: “Il futuro delle Officine di Bellinzona è ancora incerto”. Sulla stessa linea il responsabile del settore aziendale Asset Management,Jürgen Mues, il quale annuncia che “A maggio abbiamo definito il nuovo modello organizzativo G-AM e gli obiettivi per il 2009. A giugno completeremo definitivamente la fase di programmazione”.
E per quel che riguarda la grande manutenzione (attività svolta alle Officine FFS di Bellinzona) aggiunge che “Entro la fine dell’anno, inoltre, dovrebbe essere stabilita a grandi linee la ripartizione della manutenzione pesante. Quest’ultimo aspetto dipenderà naturalmente dall’esito della tavola rotonda incentrata sulle Officine di Bellinzona”.
Queste ultime parole evidentemente sono una paurosa marcia indietro rispetto agli accordi raggiunti in occasione dell’ultima seduta della tavola rotonda nella quale, come detto, il futuro delle Officine di Bellinzona nella sua struttura attuale era stato da tutti accettato.
Ora rispunta l’ipotesi di una diversa riorganizzazione della manutenzione pesante da decidersi entro fine anno. Il che, in termini concreti, significa riaprire in ogni caso la questione Yverdon, cioè il passaggio della manutenzione delle locomotive a Yverdon; a cui potrebbe addirittura aggiungersi, come confermano voci diffuse dai quadri dirigenti delle Officine, il passaggio dell’intera struttura delle Officine dalla divisione Cargo (G) alla divisione Passeggeri (P) delle FFS della quale ormai fanno parte, anche dopo le recenti decisioni, tutte le strutture di manutenzione delle FFS.
Se questo fosse vero (ed alcuni sostengono, non senza ragione, che la decisione sia stata presa) le conseguenze sarebbero pesanti per le Officine di Bellinzona ed avrebbero una immediata conseguenza sulla stessa validità di quanto finora discusso e concordato nella tavola rotonda.
Un simile passaggio significherebbe la riapertura generale della discussione sull’organizzazione dei siti della manutenzione, con il riemergere della “concorrenza” interna tra Olten, Bienne, Yverdon e Bellinzona. Per certi aspetti una situazione ancora peggiore rispetto a quella prospettata con le decisioni del consiglio di amministrazione di Cargo dello scorso 6 marzo che avevano innescato la miccia della lotta a Bellinzona.

Riprendere la mobilitazione

Di fronte a questa situazione è necessario, ed in fretta, fare chiarezza.
Da un lato esigendo, sia nell’ambito della tavola rotonda che dei gruppi di lavoro, che le FFS recedano da questa prospettiva e confermino in modo chiaro la loro volontà di garantire il futuro dell’attuale struttura delle Officine a Bellinzona.
Dall’altro riflettendo a come far ripartire una mobilitazione dei lavoratori e della popolazione per evitare che le FFS vengano meno agli impegni assunti al momento della fine della mobilitazione e nella prima fase della tavola rotonda.

l Consiglio di Stato perde contatto...

Lo sviluppo della vertenza e della tavola rotonda delle Officine di Bellinzona è arrivata ad un punto di svolta estremamente importante. La situazione che abbiamo tratteggiato qui sopra dovrà risolversi in una soluzione che ha due possibili scenari: l’integrazione delle Officine FFS di Bellinzona nel progetto più generale di riorganizzazione e ristrutturazione di FFS Cargo secondo il modello elaborato e già in fase di implementazione da parte delle FFS; oppure una soluzione che non rientra nell’attuale griglia di riorganizzazione elaborata dalle FFS, con il mantenimento degli elementi fondamentali dell’attuale struttura.

Il governo ha smesso di remare?

Il governo ticinese, dopo la sua partecipazione attiva nella fase della mobilitazione, sembra da qualche tempo essere rientrato nei ranghi. Lo testimoniano più elementi.
Da un lato gli interventi e le preoccupazioni del governo in quanto autorità politica sembrano aver assunto il ritmo della ordinaria amministrazione. Le Officine FFS di Bellinzona ed il loro destino non sembrano più essere una delle maggiori preoccupazioni per il governo ticinese. L’esecutivo cantonale sembra ormai convinto, ed è il secondo elemento di preoccupazione, che la questione delle Officine FFS di Bellinzona sia poco più che un problema aziendale, che è stato giustamente incanalato sul terreno della trattativa aziendale e che l’autorità politica abbia poco da dire e, soprattutto, da fare. In questo senso il cantone tende, attraverso un suo ruolo praticamente passivo nell’ambito della tavola rotonda e delle discussioni che vi si sviluppano, a chiamarsi fuori dalla stessa, contribuendo a ridurne il valore a discussione tra partners contrattuali regolati da un moderatore.
Rilanciare il dibattito attorno all’iniziativa

Nel mese di giugno l’iniziativa “Giù le mani dalle Officine: per la creazione di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico”, corredata da 15’000 firme, è stata dichiarata ufficialmente riuscita.
Si apre ora l’iter della discussione parlamentare all’inizio della quale, come prevedono le disposizioni di legge, il governo può prendere posizione sul contenuto dell’iniziativa.
Ebbene, mai come in questo momento sarebbe importante che il governo prendesse carta e penna e dicesse che cosa pensa della proposta politica contenuta nell’iniziativa.
Come noto l’iniziativa ha un obiettivo politico preciso: porre all’autorità politica ed alle ferrovie la questione della sopravvivenza delle Officine di Bellinzona. La soluzione immaginata dall’iniziativa è la costituzione, attorno all’attuale struttura delle Officine, di un polo tecnologico nel settore dei vettori di trasporto tradizionali e nuovi, nonché di tutte le attività che vi ruotano attorno.
La soluzione proposta dall’iniziativa è una delle possibili soluzioni. Il governo ci deve dire che cosa ne pensa. Non va bene? Non è realizzabile? Bene, il governo ed il Parlamento hanno ampie possibilità di proporre tutte le soluzioni alternative, possibili, immaginabili e realizzabili.
Una cosa il governo non ha il diritto di fare: dire no all’iniziativa senza proporre altre soluzioni se non che i lavoratori e le FFS negozino soluzioni aziendali. Le Officine FFS di Bellinzona sono un problema pubblico, di interesse pubblico. Il governo non può ignorarlo. Perlomeno senza tradire la fiducia di quelle decine di migliaia di ticinesi che nei mesi scorsi hanno gridato a più riprese “Giù le mani dalle Officine!”.

Solidarietà - Anno 9 - N° 14 - 17 luglio 2008
 

 
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