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Bugie e mezze verità nei conti FFS
Presentati i risultati del primo semestre 2008

di Lucio Finzi

Bisogna leggerlo il lungo comunicato stampa con il quale la direzione delle FFS capitanata da A. Meyer ha illustrato il "brillante" risultato del gruppo FFS per i primi sei mese del 2008 (l'utile è cresciuto del 13% - fissandosi a oltre 100 milioni - rispetto alla stesso periodo dell'anno scorso. Bisogna leggerlo per rendersi conto di almeno tre cose.
La prima è l'assurdità delle politiche condotte in questi anni all'insegna della liberalizzazione, della logica competitiva, abbandonando il servizio pubblico a favore di una logica di mercato.
La seconda è il fatto che, malgrado queste constatazioni, chi dirige le FFS continui a pensare che quelle scelte politiche sono giuste e cerchi tuttavia di continuare ad applicarle.
Infine per rendersi conto della disonestà di chi oggi dirige le FFS (a cominciare da Meyer): mai forse una direzione aziendale ha mentito in modo così spudorato. E questo senza che la proprietà (a cominciare dal rappresentante della proprietà Moritz Leuenberger) abbia qualcosa da ridire. Ma vediamo tutto questo un po' più da vicino.

Esternalizzazione non è più "bello"?

Le FFS comunicano di aver creato nuovi posti di lavoro. Nulla di straordinario, c'era da immaginarlo: nel primo semestre 2008 sono 195 i posti in più rispetto al primo semestre dello scorso anno. E' comunque una buona notizia, dopo le migliaia e migliaia di posti di lavoro soppressi negli ultimi quindici anni.
In realtà, ci spiegano le FFS, questo aumento è dovuto ad un cambiamento di strategia dell'azienda nel settore informatico. Lavori informatici prima esternalizzati sono ora assunti direttamente dalle FFS, cosicché il numero dei posti di lavoro in questo settore è cresciuto dai 366 della media del 2007 ai 480 impieghi a tempo pieno della fine del primo semestre 2008.
Ci spiegano le FFS che sono passati dall'"outsourcing" all'"insourcing" per ridurre "la dipendenza dai fornitori" e per assicurarsi "posizioni chiave nell'ambito del knowhow". Ragioni valide, ma che militavano, anche prima, contro l'esternalizzazione di un'attività oggi decisiva per far funzionare tutta la struttura.
Ma vi è di più. Le FFS ci fanno sapere che la fine della esternalizzazione ha portato alla diminuzione dei costi (-2,6 milioni). Ma come: non ci si era sempre detto che "esternalizzare" costa di meno? Che il "privato" svolge "meglio", "più in fretta" e "a minor costi" i lavori svolti nel settore pubblico?
Un'ammissione questa delle FFS interessante anche alla luce dell'insistenza con la quale (in altri settori di attività) continuino con la politica di esternalizzazione. Ne sanno qualcosa, e potrebbero portare molte prove a confermare tutto questo, i lavoratori delle Officine. Che, tra l'altro, lo scorso mese di marzo hanno rischiato di essere esternalizzati tutti quanti.

I "progressi" del traffico merci

Malgrado una presentazione tutt'altro che chiara si intuisce abbastanza bene che cosa è successo in questo settore. Sui volumi di traffico ci vengono dette due cose: la prima è che "le prestazioni di trasporto sono diminuite del 3,3%", la seconda che "nel traffico nazionale le prestazioni sono cresciute". Si aggiunge poi che sono radicalmente diminuite le prestazioni di trasporto effettuate da terzi su mandato di FFS Cargo (di oltre il 60%).
Tutto questo in soldoni significa che la scellerata politica di espansione a prezzi stracciati, facendo capo alle strutture delle compagnie concorrenti (a caro prezzo), ha subito una giudiziosa battuta d'arresto. E che l'aumento del traffico nazionale (che deve essere stato cospicuo) ha dato un ulteriore contributo al miglioramento dei risultati di Cargo. Che proprio per questo può "vantare" una diminuzione della perdita dagli oltre 35 milioni del primo semestre 2007 a poco più di 8 milioni a fine giugno 2008.
Un'evoluzione, questa del traffico merci, che getta ombre sulla strategia da sempre perseguita dalle FFS e centrata sulla necessità di guadagnare una posizione fondamentale nel traffico internazionale, a scapito del traffico merci nazionale.
Ora questa discutibile ipotesi non viene abbandonata, ma corretta. Invece di tentare la scalata al mercato europeo "in solitaria" si tenta di farlo con alleanze e partenariati con i colossi europei. E' in questo senso che deve essere letto l'annuncio, dato in contemporanea alla presentazione dei conti, dell'avvio di un "riposizionamento" di FFS Cargo.
Non passa naturalmente per la testa di Meyer, del consiglio di amministrazione e ancora meno dei rappresentanti della proprietà - cioè l'autorità federale, che forse un'altra strategia è possibile. Una strategia che punti, ad esempio, sul rafforzamento del traffico nazionale (fortemente penalizzato dalle ristrutturazioni degli scorsi anni).

Tutta colpa dei lavoratori

Meyer e soci si sono poi superati nell'attribuire la responsabilità di tutto quanto non funziona ai lavoratori, ingaggiando una vera e propria campagna di diffamazione.
Così, ad esempio, se non ci fosse stato lo sciopero delle Officine i risultati di Cargo sarebbero stati sicuramente migliori, ricordando che esso è costato 2 milioni e mezzo. Dimenticando di dire, naturalmente, che cancellare le Officine (con il passaggio alla divisione Passeggeri del settore locomotive e l'esternalizzazione dei carri) era il metodo deciso dalle FFS per "migliorare" i conti di Cargo.
Ma l'azione perniciosa dei lavoratori delle Officine avrebbe, sempre secondo Meyer, ulteriori conseguenze poiché "il lavoro arretrato accumulato a causa dello sciopero, in particolare nel settore carri merci, grava pesantemente sull'andamento dell'azienda". Menzogne vergognose quando si pensa che le ore di ritardo accumulate ammontano a oltre 24'000 e solo 6'000 possono essere addebitate allo sciopero. In realtà il ritardo accumulato è dovuto al fatto che le FFS alle Officine hanno portato avanti una politica di riduzione del personale che è la fonte dell'accumulo di queste ore di ritardo. Una situazione che la commissione del personale non si è stancata di denunciare negli ultimi due anni.
E sembrerebbe essere anche colpa dei lavoratori se l'avventura di Euro 2008 si è conclusa con un deficit di 2 milioni per le FFS. Scrivono le FFS: "a segnare negativamente l'evento dal punto di vista finanziario è stato il numero delle ore supplementari fornite durante la manifestazione da parte dei collaboratori". Ore supplementari che, evidentemente, costano. Forse Meyer pensa che i collaboratori avrebbero dovuto lavorare gratis? O forse, ancora una volta, non è la politica di diminuzione dissennata del personale condotta negli ultimi anni ad aver condotto a simili situazioni?

E' ora di cambiare

Di fronte a simili esternazioni, di fronte alla testardaggine con la quale vengono condotte politiche aziendali che si è visto essere fallimentari, di fronte alla calunnia sistematica nei confronti dei lavoratori, è evidente che non meritano la fiducia dei salariati (di quelli delle FFS, ma anche di tutti gli altri salariati) e dei cittadini di questo paese né i dirigenti delle FFS, né gli amministratori, né tantomeno i rappresentanti politici che dovrebbero vegliare sulle FFS, azienda "pubblica".
Una nuova politica dei trasporti, un ritorno ad una gestione delle FFS come un'azienda pubblica, un controllo dei salariati e degli utenti su questa (ed altre) azienda pubblica: sono tutti temi che una sinistra degna di questo nome deve porre all'ordine del giorno con grande urgenza.

Solidarietà - Anno 9 - N° 15 - 11 settembre 2008
 

 
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