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Officine, bilancio di tappa
A colloquio con Gianni Frizzo
intervista a cura di Giuseppe Sergi
Dopo l'ultima tavola rotonda, è stata accettata l'idea, da parte delle FFS, che qualsiasi eventuale passaggio delle Officine FFS di Bellinzona dalla divisione Cargo alla divisione Passeggeri non poteva essere presa senza un accordo dei lavoratori delle Officine. A che punto siamo? Come sono avanzate le cose? Quale è la vostra posizione?
Il 15 settembre scorso, data dell'ultima tavola rotonda (TR), la direzione delle FFS ha tentato, per l'ennesima volta, di far rientrare la risoluzione della vertenza sotto i (secondo loro) "normali canoni di conduzione". Dunque togliersi di mezzo l'imbarazzante e scomodo (per loro) comitato di sciopero e ritornare alle regole sancite dal contratto collettivo di lavoro (CCL), il quale ci relega a semplici spettatori senza nessun potere decisionale. A fatica abbiamo difeso a denti stretti quanto ci eravamo ripromessi fin dall'inizio. E cioè: nessuna decisione deve essere calata dall'alto (vertici FFS) senza prima aver condotto una discussione paritetica tra le parti e, in ultima analisi, la decisione deve essere presa bilateralmente Per noi questo significa che deve essere sottoposta per approvazione alla massima istanza, qual è l'assemblea delle lavoratrici e dei lavoratori. Così si è deciso e coerentemente in questa direzione il comitato di sciopero proseguirà!
A più riprese avete indicato che la mole di ore di ritardo accumulato alle Officine è il frutto della politica del personale, di riduzione e di precarizzazione, praticata da qualche anno dalle diverse direzioni aziendali che si sono succedute. Ci sono novità su questo punto, in particolare sulla rafforzamento dell'organico e sulla riduzione del numero di interinali?
Come ha detto giustamente nella tua domanda, uno dei grossi problemi che ci troviamo oggi a dover risolvere a breve termine, è proprio quello legato alla scellerata politica di smantellamento di posti di lavoro adottata dalla direzione aziendale in questi ultimi anni. In più, ad aggravare la situazione, si sono aggiunti i pensionamenti amministrativi e le partenze spontanee (dovute alla situazione d'incertezza in cui siamo) di personale altamente qualificato. Il comitato di sciopero ha fatto presente in più occasioni, l'ultima nel corso della TR, che ci sono più modi per far "morire" un'azienda: una è proprio quella di togliere forza lavoro e conoscenza professionale, così da non poter più essere in grado di soddisfare, per mancanza di manodopera (qualificata e non), le esigenze produttive. Il comitato di sciopero - per risolvere questa pericolosa situazione e per spingere le FFS a mostrare se concretamente sono veramente intenzionate a dare un futuro alle Officine di Bellinzona - ha richiesto, alla direzione FFS, di procedere in modo sollecito con delle assunzioni, e soprattutto si è richiesto, in forma risoluta, di regolarizzare definitivamente la posizione del personale interinale attivo alle Officine (e alla "faccia" dei picchi di lavoro) da uno, due, persino cinque e più anni.
Un'altra questione affrontata di recente è stata quella della cosiddetta "gestione delle assenze". La direzione ha sempre lasciato intendere, facendo un vero e proprio lavoro di intossicazione, che alle Officine vi sarebbero (o vi sarebbero state) assenze facili, superiori alla media e che quello era uno dei problemi da risolvere. Anche qui: come procede la discussione su questo punto?
Una "gestione delle assenze", quella finora adottata, che ha trovato fin dall'inizio la ferma opposizione della commissione del personale. Una linea di condotta della direzione, nel gestire le assenze, che andava oltre, a nostro modo di vedere, ogni limite umano consentito. La collaboratrice o il collaboratore ammalato si trovava, al rientro al lavoro, confrontato con la stesura di un questionario (dopo due assenze sull'arco di un anno) che rassomigliava più a una forma di inquisizione che ad un processo etico sociale atto a far crescere l'individuo. Una situazione prontamente denunciata anche in seno alla TR, ed accolta dal mediatore in modo propositivo; tant'è che i questionari in causa hanno dovuto essere ritirati (circa una settimana fa), e la questione della gestione delle assenze dovrà essere trattata in modo paritetico tra direzione aziendale e la commissione del personale. Dunque, un altro aspetto che grazie allo sciopero potrà essere risolto in modo forse soddisfacente per i lavoratori.
Per finire, puoi schizzarci un quadro d'assieme della situazione vista dall'interno delle Officine, in particolare lo stato d'animo dei lavoratori, i rapporti tra il comitato di sciopero ed i lavoratori, etc. In altre parole: come vanno le cose?
All'interno delle Officine si respira, al di là dell'esperienza positiva dello sciopero, un'aria purtroppo ancora incerta. I buoni propositi avanzati dalla direzione della divisione passeggeri (P), anche se ci fanno sperare in bene, da soli non sono sufficienti a farci credere che la posizione dell'Officina di Bellinzona, con i suoi circa 430 dipendenti, sia definitivamente al riparo di ogni tentativo di smantellamento seppure parziale. Fintanto che non ci verrà presentato, come da noi richiesto, un documento vincolante per entrambe le parti in causa, su cui sta scritto, in modo inequivocabile, la strategia che le FFS intendono adottare, a medio e lungo termine, per le Officine di Bellinzona, non c'è motivo per noi di credere che i responsabili della strategia del 7 marzo scorso (tutt'oggi ancora i nostri diretti interlocutori), siano veramente disposti a rinunciare completamente al loro piano precedente. Come comitato di sciopero affiancato dai sindacati e dai consulenti SUPSI, continueremo imperterriti a richiedere alle FFS - come richiesto d'altronde anche dal personale - un piano preciso concernente il futuro delle Officine da approvare e sottoscrivere, una volta ratificato dall'assemblea dei lavoratori, dalle parti in causa e controfirmato, in qualità di garanti, dal Consiglio di Stato (TI e Gr) e dal Consiglio Federale. Il rapporto del comitato di sciopero con il personale delle Officine è buono. La nostra prassi di presentare loro per approvazione qualsiasi nostro documento o iniziativa ci pone in una posizione di fiducia. Come è altrettanto apprezzato il fatto che regolarmente (ogni qualvolta si rende necessario) passando nei reparti, o tramite la convocazione di un'assemblea in pittureria, li informiamo su come procedono le cose. Dunque la linea democratica adottata fin dal 7 marzo scorso, di dare voce, legittimità e potere decisionale alla base risulta positiva e pagante. E' d'obbligo dar sostegno, oggi più che mai, alla tesi che la "lotta paga" e soprattutto non perder mai di vista il fatto, come stiamo facendo, che "l'unione fa la forza". Avanti popolo…!
Solidarietà - Anno 9 - N° 18 - 9 ottobre 2008
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