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I nodi delle Officine
Al momento in cui scriviamo non è ancora noto l’esito della tavola rotonda. Ma, come i lavoratori ed il comitato di sciopero hanno ripetuto a più riprese, questa seduta della tavola rotonda deve rappresentare un punto di svolta, affinché i “nodi” non ancora sciolti sulle Officine di Bellinzona possano finalmente avviarsi a soluzione. Le questioni di fondo che devono, e con celerità, trovare una soluzione – o perlomeno avviarsi sui binari di una soluzione chiara – sono almeno tre: il fututo produttivo delle OBe nel quadro di un passaggio alla divisione passeggeri, il ruolo futuro di Cargo, le prospettive di un polo tecnologico-industriale in Ticino attorno alle OBe.
Il primo punto è noto. Da mesi ormai vi è un’offensiva da parte della divisione Cargo e della divisione Passeggeri per il passaggio delle OBe dalla Cargo ai Passeggeri. L’obiettivo di Cargo è chiaro: sbarazzarsi delle OBe e rendere la propria attività più “leggera”, concentrandosi sul solo trasporto di merci, in particolare attraverso una collaborazione “forte” con un attore maggiore del trasporto a livello europeo. Del destino delle OBe a Cargo interessa ben poco, l’importante è liberarsene. La divisione Passeggeri, di fronte a questo atteggiamento di Cargo, ha da tempo, come detto, mostrato il propri interesse per le OBe, anche perché, con il suo passaggio, tutta la grande manutenzione verrebbe riportata sotto la stessa divisione stimolando così quelle “sinergie” (razionalizzazioni) che tanto interessano le direzioni aziendali. Il problema di fondo è che la divisione Passeggeri, a parte questo forte interesse per i processi di razionalizzazione produttiva alle OBe e all’interno della divisione stessa, non ha ancora presentato uno straccio di piano industriale. Cioè un progetto che inserisca il futuro produttivo delle OBe, così come lei lo immagina, all’interno dello sviluppo della divisione e delle FFS più in generale. Senza un piano di questo tipo, che precisi sviluppo delle attività produttive (locomotive, carri, componenti) e dell’occupazione (nei suoi aspetti quantitativi e qualitativi – vedi interinali) una discussione su un eventuale passaggio delle OBe alla divisione Passeggeri non ha semplicemente alcun senso, né alcuna ragione di essere avviata: evidentemente dal punto di vista dei lavoratori delle OBe che, va da sé, per noi è quello decisivo. D’altronde il passaggio da una divisione all’altra, seppur all’interno della stessa azienda, appare come una vera esternalizzazione, come un passaggio da un’azienda a un’altra. E’ evidente che i lavoratori, come sempre in queste circostanze, chiedano delle garanzie chiare.
La seconda questione fondamentale è quella di Cargo e del suo atteggiamento futuro rispetto alle OBe. Finora su questo aspetto non vi è nulla di preciso. E visti i precedenti nella conduzione di questa divisione (e a dirigerla sono sempre gli stessi) non vi è certo da stare tranquilli. Il problema è chiaro: con il passaggio delle OBe alla divisione Passeggeri, FFS Cargo diventa di fatto il maggior cliente delle OBe. In grado quindi di esercitare una pressione, una forma di ricatto che potrebbe anche giungere a decretare la morte delle Officine. Basterebbe che Cargo decidesse di affidare la manutenzione della propria flotta di carri e di locomotive, totalmente o in buona parte, a qualcun altro e il gioco sarebbe fatto. È probabile che Cargo non giunga a questo, ma un atteggiamento di pressione potrebbe diventare la regola se i contratti di manutenzione venissero rinnovati di anno in anno, seguendo in questo modo le logiche di “mercato” tese a far pressione sui prezzi. E’ in questa logica che rientra e va inquadrata la vicenda Hupac che ha rinnovato solo parzialmente, per il 2009, il contratto con le OBe. Obiettivo di Hupac in gran parte raggiunto: fare ulteriore pressione sui prezzi. Una politica che le direzioni aziendali riversano sui lavoratori e che appare nella forma di aumento dei ritmi di lavoro e, soprattutto, precarizzazione dell’occupazione con una forte presenza di lavoratori interinali sui quali si può “giocare” nel caso di un calo del lavoro. Una simile prospettiva è semplicemente inaccettabile. Cargo, e per esso le FFS in quanto azienda, devono assolutamente impegnarsi su una prospettiva di lungo termine, indipendentemente dai propri sviluppi aziendali, ad avere come punto di riferimento fondamentale per la manutenzione le OBe. E questo impegno deve essere considerato parte integrante dei risultati raggiunti dalla tavola rotonda lo scorso mese di aprile e come tale deve essere confermato non solo dagli amministratori delle FFS, ma anche dalla proprietà. Senza questo impegno è come se non ci fosse nemmeno stato l’accordo del mese di aprile che ha posto fine al conflitto e dato inizio alla tavola rotonda.
La terza e decisiva questione è quella del polo tecnologico-industriale nel settore dei trasporti, proposta che i lavoratori delle Officine hanno consegnato in una iniziativa popolare attualmente al vaglio del Parlamento cantonale. La proposta è nota: chiede che, attorno alle OBe e in collaborazione con le FFS e il Cantone, si sviluppi un poco di ricerca, innovazione, manutenzione e produzione orientato verso i diversi vettori del trasporto pubblico. Ora è evidente a tutti, in primis ai lavoratori che l’hanno proposta, che si tratta, per il momento, di poco più di un’idea. Ma essa parte da una duplice constatazione. Da un lato la necessità di garantire un futuro produttivo alle OBe. E’ evidente a tutti che il tipo di attività svolto oggi alle Officine rischia di avere dei limiti nel suo sviluppo se non subentrano innovazioni, investimenti e orientamenti verso nuovi tipi di prodotti. Dall’altro è evidente che lo sviluppo di un polo tecnologico-industriale nel settore del trasporto pubblico attorno alle OBe potrebbe rappresentare un contributo fondamentale per lo sviluppo futuro del cantone. In questo senso la proposta politica contenuta nell’iniziativa presentata dai lavoratori delle Officine è forse contributo più serio ed originale alle politiche regionali di cui tanto oggi va di moda parlare. In questo senso non può che preoccupare l’atteggiamento di governo e parlamento che sembrano prendere non con la dovuta serietà l’iniziativa dei lavoratori delle Officine. Il governo, in particolare, dovrebbe fare di tutto per spingere in questa direzione. Non solo prendendo posizione nel merito dell’iniziativa, ma portando una sua eventuale controproposta qualora le ipotesi sviluppate dal testo dell’iniziativa non fossero condivise.
Ancora una volta le Officine si trovano in un passaggio decisivo della loro storia. Come sempre sarà decisiva la capacità di mobilitare energie, forze ed entusiasmi all’interno ed all’esterno dell’azienda, coscienti che solo con la mobilitazione dei lavoratori e dei cittadini si potranno realizzare prospettive utili per i lavoratori e per tutto il cantone.
Solidarietà - Anno 9 - N° 21 - 20 novembre 2008
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