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A bocce (quasi) ferme
A colloquio con Gianni Frizzo

Intervista a cura di Giuseppe Sergi

Come valuti il risultato ottenuto, soprattutto in un contesto politico e sociale difficile come quello che viviamo in questi ultimi mesi? Possiamo veramente dire che, fermo restando che nulla è mai sicuro, l'operazione salvataggio Officine è, per quel che riguarda la sua fase fondamentale, stata finalmente portata a compimento?

Considerando la difficile situazione economica e viste le difficoltà dei politici nel trovare un’adeguata risposta alla problematica (che non si è ancora mostrata nella sua reale e completa “drammaticità!), il “salvataggio” (orizzonte fine.2013) delle Officine di Bellinzona ha una duplice valenza: da una parte si ridà una prospettiva ai lavoratori, venuta meno con il progetto presentato dalle FFS il 7 marzo; dall’altra è una valida e concreta risposta alla crisi che sta sopraggiungendo a grande velocità.
Dunque un’azione propositiva che permette di mantenere in Ticino una prospettiva occupazionale che sarebbe andata persa definitivamente a partire dal 7 di marzo e con essa molti altri posti di lavoro spazzati via dall’impietosa “dottrina” neoliberale.
Evidentemente per le Officine non tutto è risolto, necessiterà ancora che ci sia da più parti (Cantone, SUPSI, comitato di sciopero, etc.) molto impegno per creare una prospettiva che vada oltre il 2013. Comunque, grazie alla caparbietà del comitato e il sostegno popolare, le basi ora ci sono, possiamo dire che venerdì 28 novembre 2008, in quel di Berna, si è scritto un altro pezzetto di storia positiva per la Svizzera italiana.

Ancora una volta la prospettiva concreta della mobilitazione ha fatto la differenza. Dopo settimane e mesi di stallo è bastata la svolta chiara del comitato di sciopero per una nuova ripresa su larga scala della mobilitazione affinché la direzione delle FFS facesse quel passo decisivo in direzione di garanzie chiare, nero su bianco. Quale lezioni tirare da questo fatto?

Possiamo dire francamente che è stata una partita molto difficile giocata sul filo del rasoio! D’altronde non potevamo rinunciare così supinamente al tentativo di raccogliere un risultato che ci avrebbe permesso di concludere il passaggio di divisione (da merci a viaggiatori) e l’anno con delle concrete prospettive che andavano al di là del 2010, cioè dopodomani. Una strategia, la nostra, incentrata sul consistente e unitario supporto delle maestranze e la compattezza del popolo delle Officine, sempre pronti, e lo erano anche venerdì 28 novembre, a lottare dignitosamente a fianco del comitato. La dimostrazione che non sempre ci si può destreggiare basandoci su delle certezze: l’istinto, la visione chiara dell’obiettivo, la voglia di giustizia e la fermezza nel voler andare fino in fondo, sono gli ingredienti chiave, quel valore aggiunto in più che serve per sorprendere “l’avversario”. Sebbene con molta sofferenza: la lotta e la caparbietà hanno dato frutti sperati anche in quest’occasione!

Immagino che le discussioni all'interno delle Officine e del comitato di sciopero non siano state facili per dare di nuovo un segnale di lotta. Puoi brevemente dirci qualcosa su queste discussioni, darci qualche indicazione su come i lavoratori hanno seguito questi ultimi avvenimenti?

Il comitato come sempre privilegia la via dell’informazione diretta al personale. Dunque, anche in quest’occasione si è proceduto convocando l’assemblea in pittureria e, in modo semplice ma preciso, si sono presentati i fatti, favorita la discussione e infine, di comune accordo, stabilito di recarsi a Berna in modo compatto. Occorre tener presente che contrariamente a quanto si è creduto durante lo sciopero, le gerarchie hanno iniziato a ristabilirsi e attivarsi nel pieno rispetto delle direttive emanate dalla direzione perdendo pericolosamente di vista gli obiettivi per i quali stavamo combattendo da mesi. La stanchezza, le emozioni, la paura, l’incertezza hanno pure contribuito, fortunatamente solo in parte, ad offuscare le idee e indebolire lo spirito fermo e combattivo acquisito durante lo sciopero. Inutile sottolineare che la controparte conosce benissimo queste dinamiche sociali e pertanto (come da manuale) si son subito inseriti seminando incertezze e dubbi, con l’obiettivo di far traballare lo slancio unitario e solidale venutasi a creare tra le maestranze. Possiamo felicemente concludere che l’intento è fallito ed in fin fine ha prevalso la ragione e con il risultato raggiunto venerdì ha riportato il tutto sul giusto binario!

Tra qualche giorno il comitato di sciopero si incontrerà con la commissione della gestione per una prima disamina dell'iniziativa sul polo tecnologico. Una prospettiva questa che, anche grazie all'accordo che menziona un interesse delle FFS, esce rafforzata, superando le opposizioni e lo scetticismo che qualcuno stava cercando di far crescere in queste ultime settimane. Cosa direte alla commissione della gestione?

Uno scetticismo esplicitamente manifestato, anche dai rappresentanti politici, a tal punto che il mandato alla SUPSI é stato rilasciato, dopo mesi di speranzosa attesa, solo alcuni giorni orsono. Ora, in base anche alle decisioni del Consiglio di Amministrazione delle FFS, l’iniziativa popolare e la petizione relativa al polo tecnologico (15'000 firme raccolte in Ticino e 1'000 per una petizione di sostegno in Mesolcina!) sta assumendo l’importanza che merita. Il comitato di sciopero provvederà, ad incontrare la commissione della gestione il 9 dicembre prossimo, e per l’occasione si farà interprete della volontà manifestata dalla popolazione tramite le firme raccolte lo scorso aprile. Cioè quella di dare un futuro una prospettiva a medio e lungo termine non solo alla struttura attuale ma bensì mirare, sulla base di uno studio commissionato alla SUPSI, ad un ulteriore sviluppo occupazionale pensando concretamente al riutilizzo degli stabili esistenti a Biasca (ex-Officine).

Con questo accordo, come detto, le cose sono certo più stabili e garantite, ma la vigilanza deve rimanere. Ed inoltre vi sono nuovi appuntamenti che riguardano non solo le Officine, ma tutti i lavoratori del settore dei trasporti. Penso, ad esempio, al rinnovo del contratto collettivo di lavoro o a scelte di fondo come quella che sembra dover investire Cargo. Come intendete muovervi?

Evidentemente la questione del rinnovo del CCL è abbastanza urgente e deve farci riflettere sul come agire. Visti gli impegni non abbiamo ancora avuto modo di affrontare la problematica nei minimi dettagli, ma è evidente che dovremo operare tenendo conto della forza contrattuale costruita in mesi di mobilitazione collettiva che dovrà naturalmente essere estesa ad altri lavoratori (interinali compresi) del settore.

Solidarietà - Anno 9 - N° 22 - 4 dicembre 2008
 

 
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