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Assassini!
Lunedì scorso le forze israeliane hanno attaccato la flottiglia di aiuti umanitari costituita con l'obiettivo di forzare il blocco imposto da Israele e dall'Egitto alla striscia di Gaza. Era un convoglio organizzato dalla "Coalizione della flottiglia della libertà", che comprende il movimento Free Gaza, la Campagna europea per la fine del blocco su Gaza, l'ONG turca Insani Yardim Vakfi, l'Organizzazione Perdana per la pace mondiale, le ONG greche e svedesi Battello per Gaza e il Comitato Internazionale per l'abolizione del blocco di Gaza. Più di 700 militanti, personalità di differenti nazionalità partecipavano a questa flottiglia umanitaria. Una parte importante veniva dalla Turchia. I battelli trasportavano decine di tonnellate di derrate alimentari, medicamenti, indumenti, case prefabbricate, materiale scolastico, cemento e strutture metalliche per la costruzione. Uno degli organizzatori, per sottolineare il carattere pacifico di questa spedizione ha affermato: "Non abbiamo a bordo neppure rasoi, lame o coltelli". La popolazione di Gaza, che conta 1 milione e mezzo di persone, dipende per l'80% dall'aiuto umanitario. La formula "E' una prigione distrutta a cielo aperto" descrive in modo realistico la tragica combinazione tra l' embargo imposto da Israele dopo la vittoria elettorale di Hamas a Gaza, nel giugno 2007, e il bombardamento e la distruzione di Gaza durante l'offensiva militare israeliana, durata diciotto giorni (dicembre 2008-gennaio 2009) denominata "Piombo fuso". Persino i principali media americani, dal New York Times, Washington Post fino al Los Angeles Times hanno dovuto riconoscere la brutalità dell'attacco militare contro la flottiglia che ha causato decine di morti. Isabel Kershner sottolinea che "queste uccisioni coincidono con i preparativi della prevista visita di Benyamin Netanyahou a Washington il 1° giugno". (NYT, 31 maggio 2010). Va da sé che il "laburista" Ehoud Barak, ministro della Difesa, ha dichiarato immediatamente che gli organizzatori della flottiglia avevano provocato questo attacco. Il suo braccio destro, Danny Alalon, non ha mancato di insinuare che gli organizzatori erano legati a "organizzazioni terroristiche internazionali" e " cercavano di far entrare armi di contrabbando a Gaza". Dopo il lancio della campagna contro il blocco di Gaza, nell'agosto 2008, tre convogli su cinque sono stati fermati dalle forze israeliane. Ma le flottiglie precedenti portavano solamente aiuti relativamente simbolici. Questa volta, l'aiuto materiale era molto più importante perché la popolazione di Gaza vive attualmente in una situazione drammatica. Le reazioni di diversi ministri dell'Unione Europea e dello stesso segretario generale dell'ONU Ban Kimoon, un alleato sul quale Israele può contare, rivelano appieno come l'attacco israeliano contro un'attività pacifica ed umanitaria faccia parte di un vero progetto per annientare ed affamare la popolazione di Gaza, così come per colpire direttamente Hamas, proprio ora che si è aperta una parvenza di negoziato con l'autorità palestinese (Mahmoud Abbas). Questo attacco si inserisce in una politica di lunga data dello Stato israeliano: 43 anni di occupazione (dal 1967), presenza militare con operazioni permanenti in Cisgiordania e a Gerusalemme Est, assassinii mirati, case distrutte (sistematicamente oggi nella regione est di Gerusalemme), arresti di massa, tortura. Visto da quest'ottica storica, le dichiarazioni alla Bernard Kourchner o come quella del governo svizzero - dello stile "siamo profondamente scioccati da questa azione" - rivelano l'ipocrisia istituzionale dei governi europei.
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