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La partenza di Moritz Leuenberger dal Consiglio Federale ha fatto ripartire il teatro della politica: lista dei possibili successori, alleanze, giochi partitici, ecc. Il dibattito di fondo, come sempre, è assente.
Se questa assenza non meraviglia nei commenti dei partiti borghesi e dei media legati ai grandi gruppi di potere, non può che sorprendere da chi, come il PSS, pretende di rappresentare gli interessi delle classi subalterne.
La crisi profonda che il capitalismo sta vivendo spinge sempre più i governi a mostrare la loro vera natura, di strumenti al servizio degli interessi delle classi dominanti. Una natura non certo nuova, ma che le decisioni prese nel contesto di una crisi sociale profonda rendono sempre più evidente a tutti. Una serie di decisioni (basterebbe ricordare il salvataggio di UBS, la revisione di una serie di leggi quali AI, AVS, disoccupazione, previdenza professionale) hanno mostrato a settori sempre più ampi di popolazione quale sia il segno politico fondamentale di questo governo.
La partenza di un ministro "socialista" e l'apertura di una discussione sulla composizione stessa del governo in un contesto politico, sociale ed economico come quello che abbiamo sommariamente evocato avrebbe dovuto ragionevolmente e logicamente essere l'occasione per aprire un discussione a noi pare abbastanza semplice: che senso ha la partecipazione di ministri che si vogliono rappresentanti degli interessi delle classi popolari in un governo che ha ampiamente dimostrato e sta dimostrando la sua totale sottomissione agli interessi del capitale?
Questa domanda i social-liberali oggi non se la sono posta nemmeno un secondo. Né la direzione, né i gruppi parlamentari, né tantomeno coloro che di questo partiti si definiscono "la sinistra": per tutti è chiaro e logica che si debba continuare a partecipare ad un governo che, quotidianamente, difende gli interessi delle classi dominanti contro salariati, pensionati, disoccupati.
Con questa impostazione di fondo appare chiaro che il bilancio dell'operato di Leuenberger in questi anni di governo venga "santificato": per tutti, o quasi, ha "fatto bene" riuscendo a "evitare il peggio", dove non è chiaro cosa di peggio possa ancora capitare nei settori di competenza del ministro social-liberale uscente. Basterebbe pensare all'offensiva, programmata e riuscita, delle forze borghesi nei settori dei trasporti e delle comunicazioni (dalla privatizzazione di Posta e FFS a quello dell'elettricità) per rendersi conto di quanta poca "resistenza" abbia offerto Leuenberger.
D'altronde quanto questo ministro abbia sposato le tesi delle classi dominanti lo abbiamo potuto vedere proprio in Ticino durante la vicenda delle Officine. Ci sono volute quasi quattro settimane di lotta operaia e popolare per spingere Leuenberger a cambiare atteggiamento, dopo che aveva difeso il progetto iniziale, dopo che aveva condannato gli scioperanti a più riprese, dopo aver accusato i lavoratori delle Officine di non voler accettare compromessi ragionevoli. Chi ha visto il bel film di Danilo Catti sullo sciopero delle Officine si ricorderà sicuramente di tutto questo.
Ora siamo a Simonetta Sommaruga. Una candidatura che garantirà un'assoluta continuità della politica social-liberale, fondata sulla leale e attiva collaborazione in governo (e in Parlamento) per difendere gli interessi delle classi dominanti di questo paese.
Naturalmente questo non impedirà ai social-liberali, come nel recente passato, di ricorre ogni tanto a qualche referendum, a qualche iniziativa in controtendenza con la politica del governo. Giusto per continuare in quel sottile gioco di finzione che consiste nel far pensare di essere un partito di opposizione pur continuando (ormai da settant'anni) a governare d'amore e d'accordo con i partiti borghesi.

 

 
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